La Francia di Macron /2

Quando è cominciata?

Il secondo tempo ha origine da una rottura (cassure), del quinquennio di Macron, così come definito dal periodico Le Point del 4 novembre 2020.

Qui troviamo la cronaca del giorno senza fine (jour sans fin), il 29 ottobre quando in Parlamento alle ore 9 circa del mattino arriva la notizia di un attentato all’arma bianca in corso a Nizza. Passa  qualche minuto ed arriva un’altra notizia : vittima decapitata.

Emmanuel Macron con la moglie Brigitte. Foto©: Femme Actuelle

Il fatto accade quando il Paese è ancora sotto choc per l’attentato  del 16 ottobre a Confians-Sainte-Honorine dove il professore Samuel Paty, insegnante di scuola viene ucciso, decapitato, da un terrorista islamico.

Fra i primi a raccogliere la notizia è il deputato LR Eric Ciotti, eletto  a Nizza.

Un altro deputato, LREM, dirà in seguito che ha vissuto il giorno più nero del quinquennio (Stanislas Guerini,”j’ai vécu le jour le plus noir du quinquennat”, pag. 64 del numero 2515 di Le Point del 4 novembre).

Eric Ciotti. Foto Wikipedia.

Intervistato l’On. Ciotti dichiara, fra altre cose:

 “ … Il difetto (la faille) sta nell’ingenuità del nostro Paese che accoglie due milioni di immigrati regolari in 5 anni sotto Emmanuel Macron. Ci viene detto della lotta al separatismo. Ma se non fermiamo i flussi migratori non fermeremo il comunitarismo.

Il presidente non ha la volontà politica di lottare contro l’islamismo radicale: Emmanuel Macron trova il tempo per commentare la situazione politica libanese ma rifiuta di reagire all’attacco islamista davanti alla sede dell’ex Charlie Hebdo!”

Non osa nemmeno menzionare il termine islamismo radicale: “Parlando di separatismo, il presidente Macron si rifiuta di dire che il problema è l’islamismo! È l’islamismo che ci sta attaccando, è l’islamismo che dobbiamo combattere, che dobbiamo distruggere! ….

Anche la politica penale deve essere ferma: uno straniero condannato in Francia che viola il patto repubblicano, che viola l’asilo, (le leggi che regolano in Francia il diritto all’asilo politico)  deve essere espulso! 

Foto© immezcla.it

Inoltre, tra il 2018 e il 2020, 2.260 islamisti sono usciti dalle nostre prigioni! Riformiamo la Costituzione per consentire una detenzione sicura contro questi islamisti che escono di prigione. Proteggiamo i francesi! “

In ottobre sono successe  tante cose, come il nuovo manifestarsi del terrorismo islamico, sempre latente, ma che è scoppiato con grande virulenza sullo sfondo del processo in corso sugli attentati del 2015, commessi contro Charlie Hebdo, il famoso periodico francese laico, satirico e irriverente, soprattutto verso Maometto.

Ne sono state evocate le caricature, ma in Francia si conferma la cultura laica, con essa la libertà di stampa e di parola e la possibilità di criticare e ridicolizzare anche il profeta.

Mancare di rispetto al profeta è una bestemmia, un crimine per l’Islam, la Charia non lo permette; ma la Francia non è uno Stato laico? Per molti musulmani tuttavia la Charia prevale sulle leggi della Repubblica, le leggi le fa Dio, non le fanno gli uomini…..

(Charia in arabo vuol dire cammino per rispettare la legge di Dio).

La flagellazione pubblica: punizione corporale frequente nella Charia. Foto© imtl.com

Ricordiamo ai  lettori che La Francia è l’unico paese della U.E. con una  popolazione di immigrati di origine prevalentemente africana o magrebina molto numerosa, e che professa la religione musulmana.

Parte  di questa popolazione è giovane o di recente immigrazione, composta da elementi indigenti o non qualificati, disoccupati per il 30 o 40%.

Vivono in ghetti ubicati in squallide periferie che sono diventati luoghi di traffico di droga e criminalità incontrollata con una polizia assente, poco attrezzata e scarsamente motivata.

Il sistema giudiziario francese, secondo molte autorevoli opinioni, è uno dei più permissivi e le sanzioni sono insufficienti, spesso non applicate e con condizioni di detenzione deplorevoli che aumentano il rischio di recidive successive.

Gli atti di rivolte e di ribellione sono frequenti. Molti osservatori paventano una eventuale guerra civile. Al momento  tuttavia, non siamo a questo punto perché la maggioranza dei francesi e una parte rilevante degli stessi immigrati più consapevoli si oppongono a  comportamenti  delinquenziali.

La tragedia è che una minoranza di sinistra francese “benpensante” sosterrà sistematicamente i delinquenti contro la polizia, giustificando il loro comportamento e mettendo in dubbio l’integrità delle forze dell’ordine.

Donne musulmane velate. Foto© Cristiano Magdi Allam.

Secondo un sondaggio Ifop (Institut français d’opinion publique) del 2019 – riportato da diverse fonti di stampa francese – il 37% dei musulmani ritiene che spetti al secolarismo francese adattarsi alla pratica dell’Islam e il 27% pensa addirittura che la Charia, la legge islamica, dovrebbe prevalere sulle leggi della Repubblica.

Il porto del velo è al centro di queste preoccupazioni, un vistoso simbolo religioso; il 68% dei praticanti crede che una ragazza dovrebbe avere il diritto di indossarlo a scuola, dove è proibito. E il 59% considera la legge contro il porto del velo totale come una cosa negativa. Dati che riflettono un rifiuto dell’integrazione e un rifiuto del modello francese. Sono quindi il 40% a anteporre le proprie convinzioni ai valori della Repubblica, e il 74% tra gli under 25. Un’incompatibilità dell’Islam con i valori della società francese considerata ovvia dal 29% dei praticanti e dal 45% dei giovani.

In nessun’altra parte del mondo si vedono immigrati di prima o seconda generazione che attaccano una stazione di polizia con il mortaio, che ricevano gli applausi di una sinistra/sinistra sempre più radicale, complice e compiacente. I fatti sono successi a Champigny-sur-Marne, il 10 ottobre 2020.

Questo è quello che ha detto il primo ministro domenica il primo novembre 2020 su TFI e ripreso dalla stampa.

A seguito dei fatti di terrorismo prima a Confians-Sainte-Honorine e poi a Nizza, Jean Castex ha denunciato i compromessi con l’islamismo radicale sedimentati per troppi anni prima del suo arrivo e chiede alla comunità nazionale di essere unita e forte nei suoi valori per portare avanti la lotta ideologica contro questo nemico. Dice testualmente: “Sì, questa lotta è ideologica, il nemico cerca di dividerci diffondendo l’odio e la violenza, per spezzare la comunità nazionale. Voglio qui denunciare tutti i compromessi che ci sono stati, i tentativi di giustificare questo islamismo radicale, la pretesa che noi francesi dovessimo auto-flagellarci per le nostre colpe, pentirsi per il colonialismo, e che altro ancora?

Jean Castex. Foto Wikipedia.

“Siamo in guerra e per vincerla la comunità nazionale sia solidale, sia unita, fiera delle proprie radici, della nostra identità, della nostra Repubblica, della nostra libertà: dobbiamo vincere. Queste lassismo deve finire.

Non più compiacimento di intellettuali, di partiti politici. Dobbiamo stare uniti sulla base dei nostri valori, della nostra storia”.

Sul piano delle risposte operative e repressive ha sottolineato lo scioglimento prossimo di associazioni islamiche. Continuiamo la lettura in francese.

 «Il faut attaquer le mal à la racine, (…) ils s’attaquent à des associations paravents, à des fausses mosquées, ils forment des écoles clandestines, ils utilisent les réseaux sociaux, tout cela est au coeur de notre stratégie».

«Les écoles clandestines, nous en fermons, nous allons continuer à en fermer; les fausses associations qui font du lavage de cerveau, nous allons les dissoudre (…), nous en avons fermées deux et nous allons continuer»,  «Nous devons impérativement renforcer notre législation, surtout le moyen d’action pour faire face à la haine sur les réseaux sociaux».

Il Figaro Magazine del 6 novembre 2020 titolava: “Immigration: la fin d’un tabou”.

Da questo momento si potrà associare frontiere ed immigrazione quando si deve discutere, ad ogni livello, sulle cause del terrorismo e per dare risposte agli attacchi islamisti.

Per la battaglia contro il separatismo (islamista)  è  ora prevista una legge ad hoc, di prossima presentazione in Parlamento. Ma avrà Macron il coraggio di andare fino a fondo?

Tutto questo succede mentre in Francia imperversa il Corona virus.

Macron e il governo sono criticati da ogni parte per le misure adottate e non si sa ancora come si passerà il Natale.

Un altro fatto ancora sconvolge l’opinione pubblica francese.

Nella serata del 21 dicembre la polizia interviene negli studi del produttore rap Michel Zecler che viene malmenato e insultato da 4 agenti.

L’ episodio viene, all’insaputa dei poliziotti, registrato e diffuso.

Poliziotti francesi in assetto di anti-sommossa. Foto© DH.be

La Francia vede e freme di indignazione.

Prima ancora tuttavia  di conoscere a fondo i fatti gran parte dell’opinione pubblica ha già condannato i quattro poliziotti.

Pochi giorni dopo, tuttavia, la verità sembra più sfumata di quanto non sembri.

Il settimanale Valeurs Actuelles (VA) mette sulla copertina del suo numero del 3 dicembre 2020, invece di un titolo, una sequenza di frasi che illustrano alla perfezione la situazione:

“Agressés, insultés, abandonnés…”

“Héroïque comme un flic [poliziotto, nda] en France.

“Violences anti-policières, propagande d’extreme gauche, lâchetés politiques: la vérité sur une trahison”.

La legge in corso di esame in Parlamento che, fra altre cose avrebbe dovuto limitare la diffusione di immagini sugli interventi della polizia, viene messa in discussione.

Come andrà a finire?

Anche i grandi sbagliano

Il Principato sul Corriere della Sera.

Nell’edizione del 10 novembre 2020 del Corriere della Sera si legge un articolo sul Principato di Monaco.

Il pezzo, a pagina 11 (edizione on-line), è di piacevole lettura, l’autore, Stefano Montefiori, è un corrispondente del giornale da… Parigi.

Di solito leggo quello che scrive sulla Francia e Parigi: è un bravissimo giornalista che si documenta e conosce la realtà francese.

Tuttavia mi aspettavo una maggiore accuratezza dal Corriere della Sera: Monte-Carlo si scrive così, in due parole divise da un trattino, non Montecarlo (quest’ultimo è un comune italiano in provincia di Lucca, di circa 4000 abitanti). Per tutto l’articolo viene usato il termine “Montecarlo”.

Il nome è importante quando si designa un luogo o una persona; è imperativo scriverlo e pronunciarlo correttamente, soprattutto se connesso all’identità, alla storia del denominato.

Principe Carlo III.

Monte-Carlo si chiama così perché il principe Carlo III (1818-1889), negli anni ’60 del 1800 scelse questo nome (il suo) per designare il nuovo quartiere da edificare sulle colline (“Monte”) piene di grotte (chiamate “Spélugues”).

Li  dovevano sorgere il Casinò e gli alberghi di lusso destinati ad accogliere la ricca e aristocratica clientela internazionale.

Quindi Monte-Carlo non “Mont-Charles” perché allora la lingua ufficiale era l’Italiano.

Inoltre fare riferimenti storici senza contestualizzare può essere fuorviante.

Vero è che la Francia ha riconosciuto Monaco nel 1489, ma a quell’epoca non era un “enclave”  in Francia.

Carta che raffigura l’Italia e Monaco nel 1495 , con Monaco enclave di Genova a ridosso della contea di Nizza, Savoia. La Francia è lontana;

Era uno Stato piccolo, ma di una certa dimensione, includeva Roccabruna, Mentone ed un vasto retroterra; era uno Stato cuscinetto fra il Ducato di Savoia e la repubblica di Genova. La protezione della Francia permise a Monaco di sopravvivere e di evitare l’annessione  da parte dei suoi vicini.

Parlando di oggi, dal tono dell’articolo sembra che Monaco non abbia gli inconvenienti del lockdown e che si può licenziare senza motivo. In verità le regole e i comportamenti sono solo di poco diversi da quelli della Francia.

La legge che permette la risoluzione unilaterale del contratto di lavoro senza specificarne il motivo, è stata sospesa fin quanto durerà l’emergenza sanitaria.

Le varie centinaia di persone che hanno perso il lavoro a causa della chiusura delle aziende godono di una specie di cassa integrazione che qui a Monaco si chiama “indemnitè de chômage” (80% del salario netto), che può essere “total, temporaire, renforcè” (cioè indennità di disoccupazione totale, temporanea, o  rinforzata).

Secondo gli ultimi censimenti a Monaco sono residenti quasi 40.000 persone e vi lavorano circa 53.000 salariati.

In gran parte si tratta di pendolari francesi, ma vi sono pure quasi 4.000 italiani.

Cantiere della costruzione della nuova penisola all’Anse du Portier.

Eric Zemmour lo conoscete?

Eric Zemmour è un giornalista e saggista francese, ebreo di origine algerina, nato a Montreuil, in Francia nel 1958.

Scrive su Le Figaro, grande quotidiano francese di orientamento conservatore.

Nel suo  libro “Le Suicide Français”, si schiera apertamente contro l’immigrazione, il multiculturalismo e la globalizzazione della società francese. 

Avversa l’egemonia culturale della sinistra, cominciata nel Sessantotto, sostenendo che “l’ideologia antirazzista e multiculturale della globalizzazione sarà per il Ventunesimo secolo quello che il nazionalismo è stato per il Diciannovesimo e il totalitarismo per il Ventesimo: una fede messianica e guerrafondaia nel progresso, che trasforma il conflitto tra nazioni in un conflitto all’interno delle nazioni”.

È diventato molto popolare da quando dal 2019 è ospite permanente alla trasmissione del giornale televisivo delle ore 19 di CNews, che da quando c’è lui a quell’ora è la più seguita di tutte in Francia. 

Da questo pulpito critica il sistema francese, senza alcuna concessione al politicamente corretto. Non ha alcun timore reverenziale verso la “casta”, diremmo noi italiani, l’èlite politico-mediatica, che a suo dire limita la libertà di espressione ed impedisce di chiamare le cose col loro vero nome.

In una lunga intervista su Valeurs Actuelles, il  giornalista che lo intervistava, ha chiesto ad un certo punto che cosa farebbe se fosse al potere, se fosse lui il Presidente.

Zemmour si  schernisce, ma poi aggiunge che tante sono le rotture necessarie nell’attuale sistema, per operare i cambiamenti da fare immediatamente. Dice testualmente “…ma se acconsento a fare questo gioco (cioè far finta di essere il presidente), direi che la prima rottura  riguarderebbe ovviamente la politica dell’immigrazione in senso lato, poiché penso che sia la questione essenziale, anche esistenziale. Gli immigrati non avrebbero più il diritto di decidere sulla politica di immigrazione in Francia. Questo fatto avrebbe molte conseguenze. Aboliremmo il ricongiungimento familiare; il matrimonio con uno straniero – 90.000 all’anno – non permetterebbe più il suo arrivo in Francia o la sua naturalizzazione automatica dopo due anni; decideremmo che gli studenti stranieri devono pagare di più e che possiamo sceglierli, che il diritto di asilo sarebbe sospeso o non potrebbe essere richiesto in Francia, ma nei consolati all’estero, che il diritto del suolo (ius solis) sarebbe abolito, che gli assegni familiari non sarebbero più corrisposti agli stranieri. Verrebbero mantenute le misure assicurative (sicurezza sociale, ecc.), Ma le misure di solidarietà nazionale sarebbero riservate ai cittadini francesi. Espelleremmo i delinquenti stranieri, elimineremmo la doppia nazionalità per i non europei e estenderemmo i casi di decadenza della cittadinanza … Insomma, torniamo a quanto si faceva in Francia fino agli anni Settanta”.

Il giornalista obbietta:

“Lei sta parlando di quelli che stanno arrivando adesso. Ma cosa fare per chi c’è già, francese, e chi non si integra?”

“L’ho detto: espulsione di tutti i delinquenti stranieri, privazione della nazionalità in caso di reato grave, chiusura di tutte le moschee salafite o moschee detenute dai Fratelli Musulmani, divieto di tutte le associazioni straniere come avveniva prima, abolizione del diritto di ricorso in giudizio delle associazioni (abolizione della legge Pleven), abolizione di tutte le sovvenzioni alle associazioni per la difesa degli stranieri, ripristino della legge sui nomi francesi… Molte sono le misure da prendere. E lì, c è una rottura. Si tratta semplicemente di ristabilire la Francia degli anni Sessanta. Inoltre, se la questione dell’identità è essenziale, non è l’unica. Dovremmo sviluppare una vera politica industriale e ripristinare anche un’istruzione pubblica degna di quello che era, perché penso che uno dei nostri problemi fondamentali sia il crollo del nostro livello di istruzione. Uso apposta la parola istruzione per sfuggire alle derive ideologiche dell’educazione nazionale. Queste le 4 ‘i’ : immigrazione, Islam, industria, istruzione”.

Nel frattempo una nuova condanna.

Venerdì 25 settembre, il polemista è stato multato di 10.000 euro per insulto e incitamento all’odio dopo una violenta diatriba su Islam e immigrazione nel settembre 2019 durante una manifestazione politica a Parigi, Il tribunale di Parigi lo ha condannato per i commenti fatti il 28 settembre 2019, in apertura di un incontro chiamato “Convenzione di destra” e organizzato  e promosso da Marion Marechal, ex deputata e nipote di Marine Le Pen, ora direttrice di una scuola  di scienze politiche da lai stessa fondata.

Una nuova polemica è scoppiata  e si prevedono nuove incriminazioni per il nostro giornalista.

Mercoledì 30 settembre, Eric Zemmour,  invitato a discutere sul set di CNews sui giovani immigrati, afferma esplicitamente: “Non hanno niente da fare qui, sono ladri, sono assassini, sono stupratori, ecco tutto. Devono essere rimandati indietro ”. La conduttrice della trasmissione  Christine Kelly è intervenuta e gli ha fatto notare che “tutti i minori non accompagnati non sono necessariamente stupratori”. Il giornalista ha replicato: “Tutti i minori non accompagnati non sono stupratori, ladri, hai ragione, ma la responsabilità della Francia e del governo è di non correre il rischio. Finché ce n’è uno, non dobbiamo lasciarli entrare. Perché è uno stupratore, un ladro, un potenziale assassino che perseguita i francesi. La responsabilità del governo non è l’umanesimo per gli stranieri, è la protezione dei francesi.”

Sì, sono affermazioni molto forti per le nostre orecchie vellutate dal politicamente corretto: tuttavia i fatti hanno dato drammaticamente ragione a Zemmour. Quanto è successo nel corso del mese di ottobre ne è la prova.

Dovrà subire ancora processi?

Curiosità di Monaco: la birra

Foto de La Brasserie de Monaco©

Pochi sanno che nel Principato di Monaco c’è una fabbrica di birra. La tradizione ha radici all’inizio del secolo scorso: una brasserie ha prodotto birra dal 1905 al 1972.

Nel 2008, Gildo Pastor-Pallanca (discendente della famiglia Pastor, installata qui nel 1880 in provenienza dal’Italia), ha ricreato la tradizione, aprendo la fabbrica Brasserie de Monaco che produce un’eccellente birra con il marchio “Bière de Monaco®”.

Foto de La Brasserie de Monaco©

La birra prodotta nel Principato di Monaco ha i sapori di una volta. Frutto della trasmissione dei segreti dell’ex birrificio monegasco, la Pils (bionda a bassa fermentazione) è una delle quattro birre prodotte a Monaco da François Pichon, mastro birraio. Il Mastro Birraio seleziona malti biologici per produrre birre dai gusti autentici: bionda, ambrata, bianca e di stagione. Dopo 4 settimane di preparazione si raggiunge la maturazione ideale per la degustazione. Non filtrate, non pastorizzate, le birre qui prodotte conservano tutti i benefici di una birra artigianale.

Diverse varietà della birra di Monaco.

La birra di Monaco è stata votata come migliore birra in Francia nel 2014 e la Brasserie de Monaco ha ottenuto il “Fourquet d’or” per la sua Birra Bionda. La Bière de Monaco®, prodotta e venduta alla Brasserie de Monaco, si è distinta nella categoria “Queen” tra 500 campioni valutati da una giuria di 80 persone. La Brasserie de Monaco era già stata premiata nel 2010 alla stessa competizione con una medaglia d’oro nella categoria Pilsner e una medaglia d’argento nella categoria Blonde a bassa fermentazione.

Ma non è tutto. La birra di Monaco ha vinto un premio in uno dei concorsi più apprezzati a livello internazionale, il World Beer Award, nel quale le birre di tutti i paesi sono rappresentate per categoria prima di essere degustate e valutate da una giuria di professionisti. L’attrezzatura per la produzione della birra di Monaco è il frutto d una grande abilità tecnica. L’impianto, del peso di diverse tonnellate è stato installato dall’azienda tedesca Kaspar Schulz, il più antico produttore del mondo di macchine per il “brassaggio” della birra (1677). La particolarità di questa installazione è che abbina alla perfezione tradizione e innovazione: un birrificio da 1.000 litri in acciaio inox lucidato a specchio, 5 serbatoi per la fermentazione, 4 serbatoi di servizio e un innovativo sistema di fermentazione completamente automatizzato. Temperatura, dosaggio, tempo di fermentazione, igiene: il mastro birraio tiene sempre d’occhio i sensori e gli schermi dei computer che misurano e controllano continuamente il processo di produzione.

Per informazioni, visitare il sito https://brasseriedemonaco.com

La posizione della Brasserie de Monaco sulla carta del Porto.

La Francia di Macron

In questi momenti post Corona virus se esaminiamo la situazione di Italia e Francia, notiamo un fatto paradossale: in Italia abbiamo un governo sgangherato e maldestro, senza alcuna legittimità, con una maggioranza precaria che tuttavia registra, in base a sondaggi comunque non del tutto affidabili, un certo consenso a favore di quel improbabile personaggio che è Giuseppe Conte, capitato ad occupare una posizione di potere nei modi che ancora facciamo fatica a spiegare. In Italia nulla funziona, ma, mistero, il paese tiene, ci si è abituati. Comunque i poliziotti non fanno manifestazione di protesta contro la loro gerarchia e il ministro dell’interno. Cosa che succede spesso  in Francia, dove i suicidi di poliziotti hanno una frequenza preoccupante e non ci si chiede, negli alti livello dello Stato, il perché.

In Francia invece abbiamo un presidente ultra legittimato, con una larga maggioranza parlamentare, tanti tecnocrati al governo. Il paese, in teoria, funziona: tecnici qualificati, quasi tutti usciti da scuole prestigiose tengono le leve del potere. Gli stessi politici sono qualificati, non esistono quegli improbabili personaggi che vediamo in Italia, tipo quelli espressi da 5 stelle. Eppure la Francia é messa peggio dell’Italia. Chi lo avrebbe mai pensato!

Infatti Nicolaz Beverez su il periodico Le Point del 09 /07, titola così il suo intervento: “l’Italianisation de la France”.

L’autore ricorda come nel Rinascimento  la Francia si inspirò all’Italia per arrivare ai suoi fasti e come pure oggi la Francia si ispiri all’Italia, il grande malato d’Europa, per avviarsi non ai fasti, ma alla decadenza. I due paesi hanno gli stessi mali e si avviano al disastro economico, con un deficit dei conti pubblici fuori controllo.

I francesi non hanno più fiducia nella classe politica, elitaria ed arrogante. Le elezioni locali recenti hanno messo in evidenza un tasso di astensione elevatissimo, del 59%. Il grande sconfitto é stato il presidente che ha visto il suo partito inconsistente sul territorio. A Parigi è stata riconfermata un sindaco donna di sinistra socialista, che ha combinato tanti disastri per la città, per l’imperizia di Macron e dei suoi seguaci. Chi avrebbe mai immaginato che questa Hidalgo, forse peggio della Raggi, sarebbe stata rieletta.

In Francia vi sono 5 milioni e cinquecentomila (5.500.000) funzionari dello stato, ben due milioni di più che in Italia. Ogni tentativo di ridurre questo numero si infrange contro la protervia dei sindacati e la debolezza dell’esecutivo. Durante le crisi sanitaria i francesi si sono accorti di avere uno Stato impreparato, con pochi medici, pochi infermieri ed una polizia demotivata. Una burocrazia impotente,  ci sono  tanti addetti, ma che fanno? Dove c’è bisogno non ce ne sono. Sono in tanti, lavorano poco e quando lavorano intralciano il lavoro degli altri. Impiantare una azienda nuova é un vero calvario. Vedi il già citato Le Point del 23 luglio 2020.

Per cercare di risollevare le sorti del suo “regno” Macron ha licenziato il primo ministro Edouard Philippe, che comunque aveva guadagnato un certo consenso e rispetto nell’opinione pubblica, malgrado sia stato molte volte imbrigliato del presidente. Di fronte ad un presidente dall’eloquio vago, retorico, ultrapoliticamente corretto, a volte anche arrogante il primo ministro dava impressione di concretezza e coerenza, anche rispetto a molti altri ministri.

Risulta del tutto evidente che Macron non vuole avere l’ex primo ministro come eventuale concorrente alla prossime presidenziali. 

Così il Presidente che ha ormai trascorso più della metà del mandato si trova impantanato in riforme solo abbozzate e che stagnano. Cambia governo tentando invano di far credere che se le cose non vanno non è colpa sua, ma di altri.

Alcuni personaggi imbarcati fanno sensazione, ma non in senso positivo come il discusso avvocato Eric Dupond-Moretti chiamato alla Giustizia. A proposito di giustizia, sono emersi alcuni fatti inquietanti, da quanto risulta da fonti giornalistiche investigative:  si hanno forti motivi di ritenere che le elezioni presidenziali del 2017 siano state falsate da un intervento dei giudici per favorire l’elezione di Macron e far fuori Fillon, il super favorito nei sondaggi. 

Se il nuovo governo di Macron sembra impegnato a darsi da fare, resta comunque in sordina il problema della presenza islamica nel paese. Vaste zone urbane sono ancora luoghi di non diritto, dove la presenza dello Stato è quanto mai precaria. Parlare di questi argomenti è pericoloso vista la censura imposta da gruppi “antirazzisti”. Eric Zemmour per avere affermato che l’islam non è compatibile con i valori democratici della repubblica francese è ora sotto processo.

In Francia si è pure tentato, tanto per essere allineati alle ultime tendenze,  di montare un caso  tipo “black lives matter”. Per fortuna qualche giornalista attento e non allineato ha ridimensionato il caso. Vedi “l’affaire Adama Traore”.