La Francia di Macron /2

Quando è cominciata?

Il secondo tempo ha origine da una rottura (cassure), del quinquennio di Macron, così come definito dal periodico Le Point del 4 novembre 2020.

Qui troviamo la cronaca del giorno senza fine (jour sans fin), il 29 ottobre quando in Parlamento alle ore 9 circa del mattino arriva la notizia di un attentato all’arma bianca in corso a Nizza. Passa  qualche minuto ed arriva un’altra notizia : vittima decapitata.

Emmanuel Macron con la moglie Brigitte. Foto©: Femme Actuelle

Il fatto accade quando il Paese è ancora sotto choc per l’attentato  del 16 ottobre a Confians-Sainte-Honorine dove il professore Samuel Paty, insegnante di scuola viene ucciso, decapitato, da un terrorista islamico.

Fra i primi a raccogliere la notizia è il deputato LR Eric Ciotti, eletto  a Nizza.

Un altro deputato, LREM, dirà in seguito che ha vissuto il giorno più nero del quinquennio (Stanislas Guerini,”j’ai vécu le jour le plus noir du quinquennat”, pag. 64 del numero 2515 di Le Point del 4 novembre).

Eric Ciotti. Foto Wikipedia.

Intervistato l’On. Ciotti dichiara, fra altre cose:

 “ … Il difetto (la faille) sta nell’ingenuità del nostro Paese che accoglie due milioni di immigrati regolari in 5 anni sotto Emmanuel Macron. Ci viene detto della lotta al separatismo. Ma se non fermiamo i flussi migratori non fermeremo il comunitarismo.

Il presidente non ha la volontà politica di lottare contro l’islamismo radicale: Emmanuel Macron trova il tempo per commentare la situazione politica libanese ma rifiuta di reagire all’attacco islamista davanti alla sede dell’ex Charlie Hebdo!”

Non osa nemmeno menzionare il termine islamismo radicale: “Parlando di separatismo, il presidente Macron si rifiuta di dire che il problema è l’islamismo! È l’islamismo che ci sta attaccando, è l’islamismo che dobbiamo combattere, che dobbiamo distruggere! ….

Anche la politica penale deve essere ferma: uno straniero condannato in Francia che viola il patto repubblicano, che viola l’asilo, (le leggi che regolano in Francia il diritto all’asilo politico)  deve essere espulso! 

Foto© immezcla.it

Inoltre, tra il 2018 e il 2020, 2.260 islamisti sono usciti dalle nostre prigioni! Riformiamo la Costituzione per consentire una detenzione sicura contro questi islamisti che escono di prigione. Proteggiamo i francesi! “

In ottobre sono successe  tante cose, come il nuovo manifestarsi del terrorismo islamico, sempre latente, ma che è scoppiato con grande virulenza sullo sfondo del processo in corso sugli attentati del 2015, commessi contro Charlie Hebdo, il famoso periodico francese laico, satirico e irriverente, soprattutto verso Maometto.

Ne sono state evocate le caricature, ma in Francia si conferma la cultura laica, con essa la libertà di stampa e di parola e la possibilità di criticare e ridicolizzare anche il profeta.

Mancare di rispetto al profeta è una bestemmia, un crimine per l’Islam, la Charia non lo permette; ma la Francia non è uno Stato laico? Per molti musulmani tuttavia la Charia prevale sulle leggi della Repubblica, le leggi le fa Dio, non le fanno gli uomini…..

(Charia in arabo vuol dire cammino per rispettare la legge di Dio).

La flagellazione pubblica: punizione corporale frequente nella Charia. Foto© imtl.com

Ricordiamo ai  lettori che La Francia è l’unico paese della U.E. con una  popolazione di immigrati di origine prevalentemente africana o magrebina molto numerosa, e che professa la religione musulmana.

Parte  di questa popolazione è giovane o di recente immigrazione, composta da elementi indigenti o non qualificati, disoccupati per il 30 o 40%.

Vivono in ghetti ubicati in squallide periferie che sono diventati luoghi di traffico di droga e criminalità incontrollata con una polizia assente, poco attrezzata e scarsamente motivata.

Il sistema giudiziario francese, secondo molte autorevoli opinioni, è uno dei più permissivi e le sanzioni sono insufficienti, spesso non applicate e con condizioni di detenzione deplorevoli che aumentano il rischio di recidive successive.

Gli atti di rivolte e di ribellione sono frequenti. Molti osservatori paventano una eventuale guerra civile. Al momento  tuttavia, non siamo a questo punto perché la maggioranza dei francesi e una parte rilevante degli stessi immigrati più consapevoli si oppongono a  comportamenti  delinquenziali.

La tragedia è che una minoranza di sinistra francese “benpensante” sosterrà sistematicamente i delinquenti contro la polizia, giustificando il loro comportamento e mettendo in dubbio l’integrità delle forze dell’ordine.

Donne musulmane velate. Foto© Cristiano Magdi Allam.

Secondo un sondaggio Ifop (Institut français d’opinion publique) del 2019 – riportato da diverse fonti di stampa francese – il 37% dei musulmani ritiene che spetti al secolarismo francese adattarsi alla pratica dell’Islam e il 27% pensa addirittura che la Charia, la legge islamica, dovrebbe prevalere sulle leggi della Repubblica.

Il porto del velo è al centro di queste preoccupazioni, un vistoso simbolo religioso; il 68% dei praticanti crede che una ragazza dovrebbe avere il diritto di indossarlo a scuola, dove è proibito. E il 59% considera la legge contro il porto del velo totale come una cosa negativa. Dati che riflettono un rifiuto dell’integrazione e un rifiuto del modello francese. Sono quindi il 40% a anteporre le proprie convinzioni ai valori della Repubblica, e il 74% tra gli under 25. Un’incompatibilità dell’Islam con i valori della società francese considerata ovvia dal 29% dei praticanti e dal 45% dei giovani.

In nessun’altra parte del mondo si vedono immigrati di prima o seconda generazione che attaccano una stazione di polizia con il mortaio, che ricevano gli applausi di una sinistra/sinistra sempre più radicale, complice e compiacente. I fatti sono successi a Champigny-sur-Marne, il 10 ottobre 2020.

Questo è quello che ha detto il primo ministro domenica il primo novembre 2020 su TFI e ripreso dalla stampa.

A seguito dei fatti di terrorismo prima a Confians-Sainte-Honorine e poi a Nizza, Jean Castex ha denunciato i compromessi con l’islamismo radicale sedimentati per troppi anni prima del suo arrivo e chiede alla comunità nazionale di essere unita e forte nei suoi valori per portare avanti la lotta ideologica contro questo nemico. Dice testualmente: “Sì, questa lotta è ideologica, il nemico cerca di dividerci diffondendo l’odio e la violenza, per spezzare la comunità nazionale. Voglio qui denunciare tutti i compromessi che ci sono stati, i tentativi di giustificare questo islamismo radicale, la pretesa che noi francesi dovessimo auto-flagellarci per le nostre colpe, pentirsi per il colonialismo, e che altro ancora?

Jean Castex. Foto Wikipedia.

“Siamo in guerra e per vincerla la comunità nazionale sia solidale, sia unita, fiera delle proprie radici, della nostra identità, della nostra Repubblica, della nostra libertà: dobbiamo vincere. Queste lassismo deve finire.

Non più compiacimento di intellettuali, di partiti politici. Dobbiamo stare uniti sulla base dei nostri valori, della nostra storia”.

Sul piano delle risposte operative e repressive ha sottolineato lo scioglimento prossimo di associazioni islamiche. Continuiamo la lettura in francese.

 «Il faut attaquer le mal à la racine, (…) ils s’attaquent à des associations paravents, à des fausses mosquées, ils forment des écoles clandestines, ils utilisent les réseaux sociaux, tout cela est au coeur de notre stratégie».

«Les écoles clandestines, nous en fermons, nous allons continuer à en fermer; les fausses associations qui font du lavage de cerveau, nous allons les dissoudre (…), nous en avons fermées deux et nous allons continuer»,  «Nous devons impérativement renforcer notre législation, surtout le moyen d’action pour faire face à la haine sur les réseaux sociaux».

Il Figaro Magazine del 6 novembre 2020 titolava: “Immigration: la fin d’un tabou”.

Da questo momento si potrà associare frontiere ed immigrazione quando si deve discutere, ad ogni livello, sulle cause del terrorismo e per dare risposte agli attacchi islamisti.

Per la battaglia contro il separatismo (islamista)  è  ora prevista una legge ad hoc, di prossima presentazione in Parlamento. Ma avrà Macron il coraggio di andare fino a fondo?

Tutto questo succede mentre in Francia imperversa il Corona virus.

Macron e il governo sono criticati da ogni parte per le misure adottate e non si sa ancora come si passerà il Natale.

Un altro fatto ancora sconvolge l’opinione pubblica francese.

Nella serata del 21 dicembre la polizia interviene negli studi del produttore rap Michel Zecler che viene malmenato e insultato da 4 agenti.

L’ episodio viene, all’insaputa dei poliziotti, registrato e diffuso.

Poliziotti francesi in assetto di anti-sommossa. Foto© DH.be

La Francia vede e freme di indignazione.

Prima ancora tuttavia  di conoscere a fondo i fatti gran parte dell’opinione pubblica ha già condannato i quattro poliziotti.

Pochi giorni dopo, tuttavia, la verità sembra più sfumata di quanto non sembri.

Il settimanale Valeurs Actuelles (VA) mette sulla copertina del suo numero del 3 dicembre 2020, invece di un titolo, una sequenza di frasi che illustrano alla perfezione la situazione:

“Agressés, insultés, abandonnés…”

“Héroïque comme un flic [poliziotto, nda] en France.

“Violences anti-policières, propagande d’extreme gauche, lâchetés politiques: la vérité sur une trahison”.

La legge in corso di esame in Parlamento che, fra altre cose avrebbe dovuto limitare la diffusione di immagini sugli interventi della polizia, viene messa in discussione.

Come andrà a finire?

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