Il Principato di Monaco

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  1. ) Monaco: un nome di origini misteriose
  2. ) Una gita nel Principato
  3. ) Gli italiani e Monaco, miti e realtà di una storia ignorata, da Italiani nel mondo 2015

1. Monaco: un nome di origini misteriose

Perché Monaco si chiama Monaco? La domanda é ricorrente soprattutto fra noi italiani, che quando parliamo del

PRINCIPATO, in italiano,

dobbiamo sempre stare attenti a non fare confusione con Monaco di Baviera. Ricordiamo che la città bavarese si chiama München in tedesco, Munich in francese e inglese; in tali lingue non si fa confusione.

Ed infatti noi diciamo più volentieri Monte-Carlo per non generare equivoci. Tale nome non ha tuttavia alcuna rilevanza amministrativa; si tratta di un quartiere che fino al 1866 non esisteva: si chiamò cosi, come riferiscono le cronache, per volontà del Principe Carlo che volle battezzare col suo nome il nuovo quartiere che avrebbe cambiato la storia del Principato.

Messo in chiaro questo, va subito altrettanto chiaramente affermato che il nome non viene da “monaco” inteso come frate, uomo di chiesa.

Il riferimento é il fatto che, travestiti da monaci, Francesco Grimaldi e i suoi compagni d’armi nel 1297 si impadronirono della rocca, dando inizio alla dinastia.

Monaci che imbracciano la spada si trovano pure nello stemma monegasco: ricordano i fatti, ma che non sono l’origine del nome.

Il nome Monaco esisteva già da oltre 1500 anni.
Ripassiamo brevemente la storia (Fonte : Historie de Monaco, manuale per l’insegnamento della storia negli istituti superiori , autore lo storico Thomas Feuilleron)

La Rocca di Monaco e il porto naturale sottostante servono da rifugio alle popolazioni primitive, poi a naviganti venuti da ogni parte. Nel VI secolo A.C. è abitato da tribù di Liguri : per tutta l’antichità il posto ospiterà un tempio dedicato ad Ercole .

I Greci, dopo i Fenici, frequentano il luogo e daranno il nome di Porto Ercole all’insenatura sotto la Rocca.

Secondo l’autore del manuale sarebbero stati i fenici i primi frequentatori del porto, che lo avrebbero chiamato col nome di MENIHH o MONETHH. Il nome col tempo si sarebbe modificato in Monoikos. La presenza fenicia é stata provata dal ritrovamento di monete puniche. Il nome significava : che dava riposo, tranquillità.

Lo storico, che é ben documentato, esclude varie altre ipotesi e a suo giudizio, anche se queste affermazioni non sono verificabili con certezza, l ’ipotesi punico- fenicia é la più plausibile.
La prima citazione, documentata, è opera dello storico  Ecateo, nato nel 550  A.C. cittadino della grande metropoli greca di Mileto, ubicata in Asia Minore, sul mare egeo.

Le navi di Mileto andranno ovunque e in un rendiconto basato su testimonianze di viaggiatori e marinai si parla di Monoikos ,polis Ligustike. Monaco città di Liguri.

Pare fosse luogo di culto del semi dio Ercole, in tempi romani  prende il nome di Portus Herculis Monoeci. Quando i Romani si insediano definitivamente in Provenza nel primo secolo prima di Cristo, Monaco è inclusa nelle Alpi Marittime.

Gli storici ricordano che Giulio Cesare prende il mare a Monaco per andare a combattere in Grecia. Nell’anno 7 A.C viene eretto, a la Turbie, il Trofeo d’Augusto, in onore  delle vittorie romane sui Liguri, fino allora indomiti.

Il monumento sovrasta ancora oggi i luoghi ed è meta turistica . Segnava allora il confine fra Gallia e Italia.

Seguono i secoli bui ( caduta dell’impero Romano); la regione è devastata da barbari di ogni tipo, razza e religione fino al 972, anno in cui il Conte di Provenza sconfigge i Saraceni, segnando  così l’inizio di un’ era meno agitata.

Seguono ‘insediamento genovese e l’arrivo dei Grimaldi –

Nel 1162, L’Imperatore  Federico Barbarossa concede il dominio marittimo della regione alla Repubblica di Genova, città allora in via di affermazione con l’ambizione di controllare il mare e le coste dell’Italia orientale.

I diritti di Genova sulla Rocca vengono riconosciuti ufficialmente, nel 1191, dalla autorità imperiale. In contropartita i Genovesi si impegnano a costruire una fortezza, che si chiamerà da allora il Vecchio Castello, a disposizione dell’Imperatore .

In latino, nella bolla, si affermava : Noi, Imperatore del Sacro Romano Impero, permettiamo ai Genovesi  di costruire una fortezza al di sopra di Monaco per la Gloria dell’Impero e la difesa dei Cristiani  contro i Saraceni.

Tuttavia i genovesi dovettero combattere  anche  contro i Provenzali, in continua guerriglia contro l’Imperatore, difenderne le prerogative  e costruire, con l’aiuto di Dio, Deo Juvante, un forte e una città.

Genova, metropoli dal Medio Evo, era una grande potenza marinara, Repubblica aristocratica, dilaniata all’interno della contese fra Guelfi ( seguaci del Papa) e Ghibellini ( quelli dell’Imperatore). I Grimaldi, i capi dei Guelfi,  sono sconfitti dai Ghibellini e cacciati dalla città. Francesco Grimaldi, i suoi  fratelli e i loro seguaci cercano un luogo per  rifarsi e si dirigono verso Monaco, avamposto genovese  a ponente.

La piccola guarnigione   che occupa la rocca è composta da genovesi di fede ghibellina. Francesco e i suoi, travestiti da frati, chiedono rifugio ed ospitalità .Viene aperto il portone. Tirano fuori le armi, nascoste sotto le tonache ed hanno la meglio sulle poche guardie. E’ il fatto che da inizio alla storia dei signori di Monaco e che è ricordato e celebrato in ogni occasione ricorrente.

Monaco era   importante strategicamente: il Mediterraneo  è il centro del mondo e Monaco è il centro del Mediterraneo. E’ il posto ideale, per un giovane e nobile rampollo scacciato dalla sua terra, per ricominciare da capo.

Il dominio dei Grimaldi non  è  del tutto acquisito; la Rocca fu persa e ripresa tante volte negli anni successivi, ma la data dell’8 Gennaio 1297 è quella fondante  della Signoria e il ricordo di quei fatti sono immortalati nel blasone dei Grimaldi di Monaco, che per l’appunto raffigura due monaci che brandiscono la spada.

2. Una gita nel Principato di Monaco

Pensiamo che sia  interessante suggerire ai lettori un itinerario per la visita.

Il Principato é in piena transizione immobiliare, cioè sono in corso tanti lavori che ne cambieranno, in parte, la fisionomia. La quarantena ha rallentato, ma si prevede un riavvio rapido.

Vi é la nuova penisola di fronte all’ansa del Portier, ma vi sono altri lavori in corso al Porto, e addirittura nel pieno centro, dove c’é il Grand Hotel de Paris. Si parla pure di rifare lo stadio, mentre sono in corso i rifacimenti dell’Ospedale.

Questa Monaco sotto/sopra merita il nostro interesse. Si andrà  avanti di questo ritmo, in diverse tappe fino al 2025. 

Per la nostra gita suggeriamo di arrivare davanti al Casino (Place du Casino). Da qualunque parte  veniate, seguite le indicazione verso il Casino e lasciare l’auto nel parcheggio, che é immenso, con tanti piani sottoterra.

Di solito c’é sempre posto; ricordarsi tuttavia  dove  avete lasciato il mezzo. Segnatevi il numero per ritrovarlo facilmente. Dell’auto non ne avrete più bisogno: il Principato va percorso a piedi o in autobus.

Ritornati in superficie la prima tappa é all’ufficio del Turismo, 2 bld des Moulins, a pochi passi dalla uscita del parcheggio, dove trovate guide turistiche, cartine della città e tanta documentazione; tutto gratuito anche in italiano; se non trovate chiedete: su ristoranti, alberghi, luoghi da visitare, cosa fare e dove andare.

Non dimenticate  di procurarvi ”Monaco Bienvenue”, l’Agenda con tutte le informazioni spicciole e dettagliate: i numeri per le emergenze e i servizi , rigorosamente trilingue e quindi anche in italiano .

Il formato é comodo, sta in tasca o in borsetta,  poco più di 50 pagine preziose, da tenere sempre con sé. Il personale dell’ Ufficio é sorridente, gentile, poliglotta.

Poi prendere l’autobus direzione Centre Ville, Palais. La fermata é sempre li vicino. Leggete le istruzioni per trovare quello giusto.

Il breve percorso  é panoramico, il mezzo é comodo, puntuale mai affollato e si ha già una visione dall’alto di Monte-Carlo. A Monaco viaggiare in autobus é piacevole e rilassante, non c’é rischio di fare brutti incontri.

Si arriva al capolinea nel cuore del “Rocher”, da un lato il palazzo del Governo, dall’altro la sede recente e modernizzante del Parlamento ( Conseil National).

La Rocca di Monaco, in francese “le Rocher” e in monegasco A Roca, contiene la piccola città, che è uno sperone a suo tempo fortificato, capitale del Principato, costruita a picco sul mare . 

Notate che i nomi delle strade sono anche in monegasco. Lo sperone é largo 300 metri e lungo 800. E’ un luogo incantevole dove, durante le belle sere, si possono ammirare le luci di Monte-Carlo. 

La città sembra un vero e proprio allestimento scenico con le sue belle case del XVI-XVIII secolo, dalle facciate rosa salmone strette in un reticolo di vicoli  ombrosi.

Questo è il cuore del Principato dove si trovano  il Palazzo del Principe, gli edifici del governo, del Parlamento ( Conseil National),  il comune (la Mairie), la Cattedrale, i giardini e il museo Oceanografico.

Fate un bel giro. Alle 11,55 c’é il cambio della guardia, nella piazza di fronte al Palazzo del Principe. 

La cerimonia si svolge, mai modificata, dal 186; partecipano dieci carabinieri nelle loro divise splendenti e lo spettacolo dura solo 5 minuti. (Preparate l’itinerario su www.palais.mc ). Seguendo le indicazioni potete scendere, a piedi, in una dolce discesa panoramica fino a Place d’Armes. 

Si tratta della  piazza del mercato, ristrutturata di recente come era durante la Belle Epoque; frutta e verdura, fiori e giornali,  pasticceri e fornai , banchi del macellaio, del salumaio e del pescivendolo. Piccolo parco giochi per bambini. Si può  degustare “street food “ o sostare in un Caffé.

Da qui potete riprendere l’autobus che vi porterà, costeggiando  il porto, passando per Boulevard Prince Albert I, la strada da dove parte il Grand Prix , alla Place du Casino.

 Dove avete lasciato la macchina. Siete nel cuore di Monte-Carlo.

Se volete arrivare in auto c’é comunque una  soluzione alternativa:  ricordate che l’accesso in auto al “Rocher” é permesso solo a  mezzi con la targa MC (Monaco) o 06( Alpes  Maritimes).

Per tutti gli altri mezzi c’é l’itinerario che porta al grande parcheggio con accesso a piedi qui di seguito indicato.

L’altro itinerario

Seguendo le indicazioni, si arriva al grande parcheggio “des pêcheurs” dove si lascia l’auto. Procedendo a piedi, seguendo varie indicazioni, come intermezzo introduttivo, si arriva in una sala dove viene proiettato, su un grande schermo gigante, un film che ripercorre la storia della dinastia dei Grimaldi e l’evoluzione del Principato fino all’ascesa al trono di Alberto II.

Si fanno scale ed ascensori e si arriva all’aperto  in un largo spazio con a sinistra l’imponente struttura del museo oceanografico. (Vedi più avanti una breve descrizione). Si procede e si arriva ai giardini Saint-Martin.

I giardini Saint-Martin

Viali ombreggiati e stupefacente vegetazione mediterranea; vi si incontra la statua del Principe Alberto I, realizzata da François Cogné, scultore francese (1878-1952) nel 1951 e le vestigia della chiesa di S. Nicola, precedente all’attuale cattedrale.

Proseguendo si arriva alla:

Cattedrale 

E’ un edificio maestoso neoromantico-bizantino per il quale sono state impiegate pietre bianche di La Turbie, interessante anche  per le opere di primitivi della scuola di Nizza. 

 All’ingresso sinistro del deambulatorio si può ammirare la grande pala d’altare di S. Nicola, realizzata da Federico Brea. Tra i Santi raffigurati c’è anche Santa Devota, patrona di Monaco, in un piccolo quadro in basso a sinistra. Nel braccio destro del transetto, sopra la porta della sacrestia, si trova l’altra stupenda pala di Ludovico Brea, sul cui sfondo si distingue il paesaggio di Monaco. Nel deambulatorio ci sono  altre tre interessanti opere di scuola nizzarda: S. Rocco, S. Antonio e il Rosario.

Si trovano pure le tombe dei principi, l’ultima che é stata predisposta é quella di Ranieri III accanto a quella della Principessa Grace, l’unica che ha ancora fiori freschi. Noterete pure il nome latino GRATIA  PATRITIA

Vicino, in una caratteristica piazza di fronte alla sede del municipio (Mairie), si trova la Cappella della Misericordia.

Cappella della Misericordia (Chapelle de la Miséricorde)

Costruita nel 1646 dalla confraternita dei Penitenti neri, ha una facciata classica rosa e bianca sulla piazza del municipio; all’interno, in una nicchia a destra, custodisce un Cristo giacente del monegasco Bosio, che viene portato in processione nelle vie cittadine il Venerdì Santo. Dal 2011, tutte le domeniche, ha luogo la messa, in latino, di rito tridentino, alle ore 18,00.

La messa viene celebrata in modo solenne, musica d’organo  e canto gregoriano.

Place du Palais – Piazza del palazzo e il Palazzo ,Palais

La piazza, ornata di cannoni donati al principe di Monaco da Luigi XIV, termina a nord-est con un parapetto merlato, da dove la vista spazia sul porto, Monte -Carlo e la costa fino alla punta di Bordighera.

 Il lato sud-occidentale della piazza è occupato dalla promenade Sainte-Barbe, con panorama su Cap d’Ail. Ogni giorno  come già segnalato, ha luogo il cambio della guardia. Le guardie sono i carabinieri del Principe, in grande tenuta, in nero d’inverno e in bianco d’estate. La cerimonia è immutata da oltre cento anni.

 Il palazzo del Principe é sontuoso e deriva dalla duecentesca fortezza genovese dove sopravvivono alcune torri merlate e una parte della cinta murata, ampliata e rinforzata nel ‘600 . E’ completata da un monumentale portale con lo stemma dei Grimaldi. Gli edifici dell’ala meridionale sono in stile rinascimentale o classico.

Il circuito di visita permette l’accesso alla galleria d’Ercole da cui si domina un bel cortile d’onore, con uno scalone di marmo bianco a doppia rampa. 

La galleria è decorata da affreschi di artisti genovesi dei secoli XVI e XVII, tra cui spiccano quelli di Orazio de Ferrari.  Attraverso la galleria degli specchi si accede ai grandi appartamenti, alla sala blu e alla sala del trono dal soffitto dipinto dove si svolgono i ricevimenti ufficiali. 

La sala del trono, nel suo splendore é la  più significativa della visita. In questo luogo il primo luglio 2011 il principe Alberto e Charlene si sono sposati civilmente. Il trono tuttavia in quanto tale é poco usato, l’ultima volta é stato il 12 luglio 2005 per l’incoronazione del Principe.

Nelle sale vi sono i ritratti dei principi: molto “gettonato” dai turisti é il quadro che rappresenta la Principessa Grace con la famiglia dipinto dal famoso ritrattista americano, Ralf Wolfe Covan, quello che ha fatto il ritratto a tanti potenti della terra ( opera recente il ritratto di Donald Trump).

Si può’ pure ammirare il ritratto scultura del viso del principe in oro (Un prince en or massif) opera dello scultore americano Barry X Ballv  (Pasadena California 1955). Ritratto in fili  d’oro intrecciati, allegorico, opera tecnologica informatica. Il realizzatore é una azienda italiana di gioielleria.

Ci sono tante sale tipo una infilata nell’altra fino ad arrivare alla sala del trono.

Alcune sale hanno rilevanza speciale: la sala York é cosi chiamata perché ha ospitato il fratello del Re d’Inghilterra, il duca di York che in viaggio verso Genova si era ammalato gravemente ed era stato curato ed alloggiato con cura dal Principe Onorato III, fino alla sua morte. Da allora nacquero le buone relazioni fra le due case regnanti.(1767)

Nella sala dedicata a Luigi XIII, nel 1947, ha dormito per una notte Angelo Giuseppe Roncalli, nunzio apostolico della Santa sede a Parigi, che sarebbe poi diventato Papa Giovanni II.

Tutto l’insieme, corridoi sale e saloni sono abbelliti da tappeti e mobili preziosi.

Vi sono  presenti tante opere e  interessanti ritratti di artisti di epoca barocca  fra i quali segnaliamo   Hyacinthe Rigaud, Philippe de Champaigne  , Jean Baptiste  Van Loo, e il già citato Orazio de Ferrari.

Paraventi da una parte all’altra della gallerie ci fanno tuttavia capire che il palazzo é abitato ed é perfino possibile incrociare il principe.

Infatti questo é, forse, l’unico  luogo dove si può’ visitare la dimora di un capo di stato quando questo é presente . 

Usciti dal palazzo con una lunga passeggiata a piedi si arriva alla Condamine. Oppure continuate la passeggiata, attraversate il villaggio, pieno di negozi, negozietti, dove si vendono articoli per turisti, magliette, artigianato.

 Ci sono tanti ristoranti, pizzerie, tutti molto italianizzanti, ma anche fornai ( boulangers) che offrono specialità monegasche e liguri, pane appena sfornato, dolci tipici. Riprendete l’auto, se siete venuti in auto, seguite l’indicazione Port e vi trovate a La Condamine

Per lasciare l’auto ci sono vari parcheggi, seguire le indicazioni.

 La Condamine

Nel Medioevo, questo termine indicava le terre coltivabili ai piedi di un villaggio o di un castello, mentre oggi indica il  quartiere commerciale tra la Rocca e Montecarlo.

Il porto

Il porto è fiancheggiato da una passeggiata e uno spiazzo lungo e largo dove spesso vengono organizzati manifestazioni, fiere, spettacoli all’aperto; è il luogo popolare di Monaco.

 Venne progettato dal Principe Alberto I, mentre Ranieri III vi ha aggiunto una piscina olimpionica. Durante l’alta stagione vengono organizzate alcune escursioni nel mare.  All’estremità  del Boulevard Albert I, una valle, attraversata da un viadotto, separa La Condamine dal resto della città.  Qui é il confine  con Monte-Carlo e in fondo ad essa si trova la chiesa di Santa Devota.

Dal porto si ammirano le barche lussuose. L’ aristocrazia dei panfili e dei motoscafi. Sul porto si trova lo yacht-club, uno dei più prestigiosi del mondo, grazie anche alla nuova sede, completata nel 2015, opera di Lord Norman Foster, architetto di fama  che ha qui realizzato un’opera straordinaria.

Contiguo si trova un locale di notevole interesse il WINE PALACE;  si autodefinisce wine cellar, cantina ed enoteca , ma si tratta invece di un vero tempio dedicato al vino: 2300 articoli, il meglio della produzione enologica soprattutto francese, ça va sans dire, ma anche del resto del mondo, naturalmente anche tanti vini italiani.

Per chi ha la passione per la cultura del vino suggeriamo pure una visita, qui in la Condamine, in una  stradina fuori mano,  Rue Baron de Sainte Suzanne, di una cantina antica, scavata in parte nella roccia dove ancora si possono ammirare attrezzi per fare il vino: Les Grands Chais Monegascques, naturalmente anche qui tutti i grandi vini.

Chai, é una antica parola francese per designare l luogo dove si teneva o si elaborava il vino.

Chiesa di Santa Devota (Eglise Ste. Dévote)

La chiesa è legata alla leggenda della Santa Patrona, che subì il martirio in Corsica nel III secolo d.C. Venne eretta nel 1870 sui resti di una antichissima cappella dedicata a S. Devota, costruita sul luogo della sua sepoltura. All’interno si trovano un altare di marmo e quadri del XVIII secolo. Di recente, Claude Gautier, pittore monegasco, ha fatto dono la chiesa di due quadri sul martirio della santa.

In questa chiesa, di solito, durante la prima domenica del mese, si svolge la messa in italiano per gli italiani.  E’ una occasione  d’incontro della comunità. E siamo arrivati a Monte-Carlo.

 Monte-Carlo

Il nome evoca il casinò, ma anche il maestoso scenario dei palazzi, delle stupende ville, dei negozi lussuosi, delle terrazze fiorite, degli alberi e delle piante rare che abbelliscono la città. Monte- Carlo offre inoltre ai suoi visitatori attrazioni di ogni tipo e per ogni gusto.

 Casinò 

Il casinò è circondato da stupendi giardini e situato su una magnifica terrazza, da cui si ammira un vasto panorama da Monaco a Bordighera. 

I giardini, abbelliti da Hexa Grace, dall’opera di lava smaltata di Vasarely, sono situati sui tetti del complesso residenziale di Les Spélugues. Al momento in cui scriviamo,estate 2018, queste bellezze sono difficili da ammirare; sono in corso lavori di ampliamento del grand hotel de Paris e il rifacimento dell’intera zona.

L’edificio del casinò comprende varie sezioni: la più antica venne realizzata nel 1878 da Charles Garnier, l’architetto dell’Opera di Parigi. La parte più recente risale al 1910. Di fronte all’ingresso principale si trova il teatro e, a sinistra, le sale del gioco, impreziosite da sontuose decorazioni. Per prima cosa si incontrano le sale pubbliche, che una piccola galleria separa dai locali del circolo privato.

Dalle ore 09 alle 12 i locali sono aperti per visite turistiche- culturali con possibilità di vedere le sale quando non si gioca. I visitatori ricevono una guida e basta una mezz’ora.

Per giocare invece bisogna aspettare mezzogiorno,  avere almeno 18 anni ed esibire una carta di identità.

Si esige pure una tenuta vestimentaria corretta, con giacca e cravatta.

Alcune sale, ce ne sono diverse, sono accessibili gratuitamente, in altre é necessario pagare un biglietto di ingresso ( 10 euro ), altre ancora, quelle private, sono riservate ai clienti del Circolo Monte-Carlo.

 Uno scalone monumentale conduce  ai locali dove si trova un Night club e  la sala del teatro, di Charles Garnier, scena dei famosi balletti russi, fondati a San Pietroburgo nel 1909 da Diaghilev e trasferitisi a Monte-Carlo dopo la rivoluzione. La Compagnia, che divenne un punto di riferimento per le avanguardie artistiche di tutto il mondo, fu sciolta nel 1962.

A destra e a sinistra del Casino’ vi sono l’Hotel de Paris e il Café de Paris.

Grande albergo , grandi ristoranti e brasserie , par dormire e mangiare, ma soprattutto destinazioni simbolo di Monte- Carlo. 

Le spiagge

Nella parte orientale del Principato si trovano i prestigiosi impianti del Larvotto costruiti su un terreno strappato al mare, con spiagge artificiali, piscine, palazzi moderni , stabilimenti balneari, come quello dello Sporting Club e del Grimaldi Forum. 

A ridosso di questa imponente costruzione sorgerà entro il 2025 la nuova estensione in mare. I lavori sono già cominciati, ma non si vedono ancora. Si notano le navi/laboratorio cha danno assistenza ai lavori sottomarini.

La strada che costeggia il mare, il lungomare che evoca, con i suoi grattacieli ed edifici moderni  le  lussuose località turistiche americane, si chiama per l’appunto Avenue Princesse Grace.

 Ricordiamo la principessa Grace.

Grace Kelly nacque Filadelfia il 12 novembre 1929, terzogenita di quattro figli. Dopo aver frequentato l’accademia di New York, iniziò a lavorare come attrice per la televisione e il teatro. Il suo primo successo cinematografico fu il film Mezzogiorno di Fuoco (1952) di Fred Zinnemann. 

Recitò poi  in  film, diventati dei classici come La Finestra sul Cortile (1954) e Caccia al Ladro (1955), quest’ultimo girato interamente nel sud della Francia.

 Al Festival Internazionale del Cinema di Cannes, Grace conobbe il Principe Ranieri di Monaco e nell’aprile 1956, lo sposò e divenne Principessa. Da questo matrimonio nacquero Caroline, Albert, Stephanie. La sua vita fini tragicamente nel 1982 quando, sulla fatale Grande Comiche, l’auto su cui viaggiava con Stephanie uscii di strada e si schianto sulla scogliera.

La gita può ancora continuare, ma ad un certo punto bisogna pure andare a pranzo:

la scelta del posto é vasta, ma per gustare lo spirito  del luogo, e se é la prima volta che venite, occorre andare al Café de Paris. Questo é il luogo “tipico” di Monte-Carlo:  considerate questa sosta come meta turistica, storica culturale: qui furono inventate le “crêpes Suzette”

Si trova li dal 1868 e si chiamava allora  “Café Divan”. In seguito é stato ampliato e ristrutturato più volte e conserva tuttora la sua impronta “Belle Epoque”.

Dopo il pranzo si può’ indugiare allo shopping o “faire du lèche-vitrine” alle gallerie del  Metropole, dove ci sono ben 80 negozi, inclusa la FNAC,  qualora cerchiate un libro sul Principato. Ci sono pure, tutti in uno spazio vicino, il Cercle d’or, le gallerie del Park Palace, boulevard des Moulins  e tanto altro, fra cui  Les Pavillons , strutture “precarie” che ospitano  le grandi  firme e tante boutique “sfrattate” dai lavori in corso per rifare il quartiere. Inaugurato poi nel febbraio 2019 col nome One Monte-Carlo.

Li si trovano, fra altri, Vuitton, Cartier, Bulgari, Bottega Veneta, Dior, negozi di antiquariato.

Al Larvotto, come abbiamo visto, ci sono le spiagge per i bagni e il sole.

Cosi finisce la gita giornaliera, ma il luogo merita un soggiorno più lungo.

Qualche giorno, e notte, nel Principato : il sito da visitare : it.montecarlosbm.com

Per conoscere Monaco bisogna comunque abitarvi qualche giorno, visitare più volte la Rocca, indugiare nei mercatini, assaporare la vita notturna, provare le varie proposte culinarie, esplorare comunque un mondo che in due chilometri quadrati vi offre il castello e il borgo medievale, opifici industriali verticali, grattacieli avveniristici, porti turistici, esempi di vita operosa, aziende hight-tech ed ostentazioni di lusso, mondanità  e cultura.

Vi é una intensa vita notturna, ma con tanta sicurezza e senza eccessi.

Vi sono quattro casino’, non solo quello che abbiamo richiamato più volte (casinomontecarlo.com), ma anche quello del Café de Paris, il SUN CASINO al Fairmont e il BAY CASINO , al Monte-Carlo Bay Hotel & Resort.

Discoteche e night-club, lounge bar e ristoranti all’aperto  per godere le serate della lunga estate sono numerosi ed accoglienti in uno spazio piccolo e comodo.

Merita di essere citato il JIMMY’S ( le Sporting Club Monte-Carlo, 26 Avenue Princesse Grace) luogo mitico per nottambuli alla moda e festaioli vari :  apre dal giovedì alla domenica dopo le 23,30. Oltre al centro di Monte -Carlo vi é un altro posto di aggregazione per chi ama fare tardi: la zona del porto, Port Hercule, sul Quai Antoine dove i locali hanno assonanza americana ed attirano un pubblico giovane e variegato.

3. Gli italiani e il Principato di Monaco: miti e realtà di una storia ignorata.

Testo pubblicato nel Rapporto “Italiani nel Mondo 2015” .

Sono ormai innumerevoli gli studi sull’emigrazione italiana del passato e del presente ma, tra tante ricerche, indagini e pubblicazioni, è raro trovare uno studio che abbia come oggetto la presenza degli italiani nel Principato di Monaco. La cosa sorprende perché si tratta invece di una emigrazione importante per diversi motivi e caratteristiche.

Lo Stato monegasco, prima Signoria feudale e poi Principato dal 1641, ha origini antichissime. Fu fondato, nel 1297, da una famiglia di ghibellini genovesi che tuttora lo governa e fino al 1860 includeva anche Mentone e Roccabruna. Si trattava di una piccola entità sovrana, che, pur protetta da una potenza straniera, la Francia, si inseriva nell’insieme degli Stati italiani, enclave nel regno di Sardegna fino a quando la Contea di Nizza venne annessa all’Impero dei Francesi (1860). Di questo parlano i libri di storia e al Principato di Monaco è riservato lo spazio che gli spetta, naturalmente nelle dovute proporzioni. 

Oggi il Principato di Monaco è uno Stato prospero di quasi 37 mila abitanti in una superficie di 202 ettari, incuneato nel dipartimento francese delle Alpi Marittime (capoluogo Nizza) a 12 chilometri dal confine italiano. 

Il potere politico ed istituzionale è esercitato da una famiglia di principi regnanti, sempre la stessa dal 1297, che assicura benessere ai sudditi . Si parla spesso, infatti, di principi e principesse, di matrimoni e di nascite, di amori, di feste, di auto da corsa, di barche lussuose. Vi sono pure gli eredi al trono, Jaques e Gabriella, gemellini venuti alla luce negli ultimi giorni del 2014; sono stati presentati al popolo monegasco dal padre, Alberto II, e dalla madre, principessa Charlene, con grande solennità il 7 gennaio 2015. L’evento è però passato in ombra a causa del contemporaneo attacco terroristico subito dalla capitale francese contro la redazione di Charlie Hebdo

Il clima nel Principato di Monaco è dolce, bel tempo quasi tutto l’anno, atmosfera piacevole, località amena, tanto mare, fisco leggero, burocrazia efficiente, polizia onnipresente dal volto umano, massima sicurezza per tutti, tolleranza zero per chi non rispetta le regole, soprattutto per chi parcheggia fuori dalle strisce .

Monaco è pertanto il luogo in cui risiedono tante persone agiate e titolari di ingenti patrimoni. Ci sono molti ricchi e qualche super ricco, ma una cosa che viene spesso dimenticata e non viene fatto oggetto di servizi giornalistici o di inchieste approfondite è il fatto che in questo luogo soprattutto si lavora.

I residenti sono, come detto, quasi 37 mila distribuiti in poco più di due chilometri quadrati, ma i salariati, cioè quelli che prendono uno stipendio escludendo imprenditori e titolari di impresa, sono oltre 50 mila. 

Si tratta soprattutto di pendolari, dalla Francia circa 36 mila e dall’Italia oltre 3 mila. Questa presenza così cospicua di persone in movimento giornaliero in un’area di dimensioni così ridotte crea molti problemi di traffico,  ma da Beausoleil, comune contiguo, ci si arriva anche a piedi.

La penuria di spazio provoca l’elevato costo delle case e degli uffici – da 20 mila a 50 mila euro al metro quadro – al pari di altri posti famosi nel mondo. 

A Monaco ci sono circa 5 mila imprese di tutte le dimensioni: grandi, piccole, piccolissime e tante filiali di multinazionali.

Ci sono aziende ad alto contenuto tecnologico, ma anche artigiani, fornai, venditori di frutta e verdura, pasticcieri, cioccolatai, sartine, muratori, imbianchini, meccanici e venditori ambulanti . Molti di questi sono italiani, così come italiane sono le più importanti imprese di costruzioni.

Ciò che occorre sottolineare in un momento di generale crisi occupazionale è che in questo paese praticamente non c’è disoccupazione; vi sono tante opportunità per trovare impieghi qualificati e per avviare e acquisire attività imprenditoriali. Gli stipendi, poi, sono più elevati che in Italia e in Francia; non si pagano imposte personali sul reddito – a meno di non essere residenti di nazionalità francese – ma sono dovuti i contributi sociali che garantiranno adeguate e sicure pensioni.

Il Principato è uno Stato sociale, ma non si pensi a Las Vegas, cioè come la città del gioco. Tutti i settori economici sono ben rappresentati ad esclusione naturalmente dell’agricoltura, anche se la cura dei giardini è diffusa grazie alla presenza di ben 600 giardinieri che si occupano degli spazi verdi pari al 22% del territorio.

Uno sguardo al sistema economico

L’industria del gioco è attualmente una parte insignificante del bilancio dello Stato: appena il 4% su un totale di circa un miliardo di euro di entrate fiscali annue. Le spese dello Stato sono più o meno equivalenti e gli eventuali deficit sono colmati attingendo ad un fondo di riserva. Non esiste debito pubblico, ma  un fondo accumulato nel tempo che è un pilastro dell’economia del paese. Le entrate dello Stato sono garantite dalla TVA che è equivalente a quella pagata in Francia, dalle imposte sulle imprese esportatrici: le aziende il cui fatturato all’estero eccede il 25% pagano una imposta sul reddito del 33%.

Ci sono poi i proventi del gioco, le transazioni immobiliari, i monopoli  ed altri introiti. Non vi sono imposte personali sul reddito e sulla proprietà. Per i redditi provenienti dall’Italia si pagano, invece, imposte allo Stato italiano così come accade per le pensioni.

Il giro d’affari dell’attività economica del Principato è di circa 15 miliardi di euro e il PIL è di 4 miliardi e mezzo.1 Il Principato è, dunque, uno Stato prospero, che resiste alla crisi. L’industria manifatturiera, tuttavia, ha qualche difficoltà: gli operai calano mentre aumentano gli occupati nei servizi. Gli imprenditori lamentano il poco spazio fisico disponibile per eventuali ampliamenti e gli alti costi delle aree. Si parla da tempo di uno spazio “franco” per le imprese monegasche in territorio italiano a Ventimiglia, ma al momento non vi è nulla di concreto.

Vivere nel Principato

Monaco è un luogo di intensa attività economica, inserita nell’economia globale. Non è un paradiso fiscale nel senso dispregiativo del termine ed infatti non corrisponde a nessuno dei criteri con i quali questi vengono definiti.

  • Assenza di fiscalità. Il Principato vive su imposizioni fiscali come TVA (IVA) e la IBS (imposta sul reddito delle imprese) nonché sui diritti di registrazione sulle transazioni immobiliari.
  • Assenza di trasparenza. La Banca di Francia controlla il sistema bancario.
  • Assenza di scambio di informazione. Il Principato ha sottoscritto varie decine di accordi bilaterali e tanti altri sono in corso di negoziato fra cui quello con l’Italia.
  • Assenza di economia reale. L’economia monegasca è ben reale, come visto dai dati: il PIL è di 4,9 miliardi di euro annui (dati 2013) e dà lavoro a 50.792, di cui 46.600 nel settore privato e 4.192 nella funzione pubblica).

Esistono anche i Sindacati dei lavoratori e non sono mancati rari scioperi.

Tutti gli stranieri ottengono la residenza dimostrando di usufruire di un alloggio, di proprietà o in affitto, di avere mezzi di sussistenza e fedina penale pulita. 

Nel Principato vivono italiani pensionati benestanti ed altri che hanno fatto fortuna in paesi lontani e si stabiliscono a Monaco per essere vicini all’Italia evitando l’“inferno fiscale e burocratico” del loro amato paese di origine.

Non c’è solo vita mondana dovuta alla presenza di una corte e di ricorrenti avvenimenti sportivi ed agonistici. Vi è una intensa vita culturale, mostre, spettacoli, concerti, presentazioni di libri, conferenze, seminari religiosi, incontri letterari. Importante è l’Opera, per il Balletto vi è una tradizione ai più alti livelli.

Gli italiani fanno parte integrante di questa vita, si frequentano fra di loro, ma frequentano pure gli immigrati di altre nazionalità. Di solito parlano disinvoltamente francese e spesso pure inglese, ma coltivano e diffondono l’italiano; sono presenti alle manifestazioni culturali, numerose, promosse dall’Ambasciatore durante La Settimana della lingua italiana che qui diventa il Mese della Lingua e Cultura Italiana. Durante tutto l’anno, tuttavia, si hanno presentazioni di libri nei periodici “incontri con l’autore” promossi dalla giornalista Luisella Berrino di RadioMonteCarlo, emittente radiofonica in lingua italiana. Incontri letterari hanno pure luogo nel salone della Libreria e Biblioteca “Scripta Manent”, di proprietà di italiani che sono pure editori de l’Editoriale, periodico in lingua italiana per gli italiani di Monaco.

Vi sono attivi e presenti il Comites, la Dante Alighieri e l’Accademia della cucina italiana. Il Comites, in particolare, organizza la grande festa degli italiani per Natale a cui partecipano migliaia di persone, italiani e di origine italiana, alla presenza dell’ambasciatore, del Principe e dell’Arcivescovo. La Dante Alighieri propone conferenze, viaggi culturali in Italia, spettacoli e corsi di lingua italiana. L’Accademia Italiana della Cucina presenta, invece, cene di alto livello con prodotti italiani e viaggi nella cultura enogastronomica dell’Italia. A questi eventi partecipano molti monegaschi, spesso il principe e le principesse.

Gli italiani ora ed allora

Gli italiani sono 7.765, il 20% circa della popolazione residente. Tanti risultano gli iscritti all’A.I.R.E. alla fine del 2014: cifre ufficiali comunicate a chi redige queste note dall’Ambasciata Italiana. Gli iscritti nell’ultimo anno sono 572. 

 La presenza degli italiani nel Principato è sempre stata imponente e per lunghi decenni gli italiani sono stati la maggioranza relativa dei residenti. Quando Monaco nel 1860 venne ridotta ai confini attuali, gli abitanti, quasi tutti monegaschi, erano solo 1.200. Poi ci fu l’“invenzione” di Monte-Carlo e da allora ebbe inizio uno straordinario sviluppo che fu soprattutto immobiliare grazie al grande successo di questa nuova meta turistica dove si combinavano gioco, cure termali, bagni, vacanze di lusso e “glamour”.

Monte-Carlo era stata fondata nel 1868, sulla collina rocciosa de “Les Spelugues” ed aveva preso questo nome da quello del Principe regnante di allora, Carlo.

Furono gli italiani a costruirla materialmente, pietra su pietra, mattone su mattone scavando nella roccia, estirpando le piante, curando i giardini. Italiani erano gli addetti ai servizi e lavoravano nelle case e negli alberghi. Provenivano dalle vicine regioni del Piemonte e della Liguria e proprio da questa regione veniva Ludovico Pastor, muratore capomastro, nel 1880 per cercare fortuna con la moglie e figli.

Un incidente stroncò la vita di Ludovico e la moglie per tirare avanti cercò lavoro come domestica mentre il figlio Jean-Baptiste divenne muratore a soli tredici anni.

Fu l’inizio di una grande epopea imprenditoriale; i Pastor contribuirono in maniera massiccia allo sviluppo del Principato; costruirono, tra le tante opere, la Cattedrale e il Museo Oceanografico; oggi la famiglia Pastor è la più importante di Monaco, per ricchezza e posizione sociale, dopo quella del Principe.2

La popolazione crebbe in fretta provenendo, oltre che dall’Italia, da luoghi vicini come la Provenza, le Alpi, Nizza e dintorni.

Gli abitanti erano 3.443 nel 1868, 15.500 a fine secolo e alla vigilia del primo conflitto mondiale quasi 20.000. Nel 1913 Monte-Carlo era all’apogeo della sua fortuna: turisti e villeggianti, ignari di quello che sarebbe successo nell’anno successivo, si godevano la vita . La “Belle Epoque” lanciava i suoi ultimi bagliori.

La popolazione era allora come adesso cosmopolita: monegaschi (1.568), francesi (8.497), italiani (9.688, il 47% di tutta la popolazione), tedeschi (769), austriaci (358) e inglesi (572).

Durante gli anni della grande guerra la popolazione residente si ridusse, ma la proporzione degli italiani rispetto al totale della popolazione rimase più o meno la stessa. Fra le due guerre aumentarono i britannici e poi, durante e a seguito della Seconda guerra mondiale, gli italiani calarono di molto: nel 1946, su una popolazione di 19 mila residenti, gli italiani erano poco più di 5 mila, i francesi 10.500 e i monegaschi quasi 2 mila.

Durante la Seconda guerra mondiale il Principato si trovò in una situazione molto complessa a causa della sua neutralità formalmente rispettata, ma sottoposta a fortissime pressioni prima da parte dell’Etat Français, lo Stato di Pétain, che aveva sostituito la Repubblica che collaborava con i servizi segreti tedeschi. Poi ci fu l’occupazione italiana, dal novembre 1942 al settembre 1943, quando furono sostituiti dai tedeschi. Gli italiani, in quel periodo, che occupavano anche la Costa Azzurra, si distinsero perché cercarono di salvare gli ebrei dalle persecuzioni naziste e fecero in modo che a Monaco e in quel brandello di Francia ci fosse l’unico spazio dell’Europa occupata dai nazisti in cui gli ebrei ed altri perseguitati potessero trovare rifugio.

La storiografia in lingua francese documenta questi fatti ed una lapide nel cimitero di Monaco, in memoria delle vittime del nazismo, ricorda come durante l’occupazione italiana nessun ebreo fu deportato.

Le cronache ricordano un certo padre Arici, parroco presso la cappella del Sacro Cuore, che mise un grande impegno nel salvare vite umane organizzando false conversioni al cattolicesimo.

Domenica primo febbraio 2015 è uscito nell’edizione di Monaco di Nice-Matin, il quotidiano della Costa-Azzurra, una rievocazione storica dei tragici anni 1939/1945. L’occupazione italiana viene ricordata cosi come viene confermata la volontà degli italiani di contrastare la persecuzione degli ebrei da parte dell’esercito nazista. Il quotidiano riporta pure una frase del generale Capo d’Armata italiano, Ugo Cavallero, a quei tempi in Francia: «Le violenze contro gli ebrei non sono compatibili con l’onore dell’esercito italiano».3

Come è facile immaginare i fatti bellici e post-bellici ridimensionarono il numero degli italiani a Monaco che comunque si attestarono, più o meno, sul 20% della popolazione residente, percentuale uguale a quella di oggi: oltre 7 mila persone su quasi 40 mila.

Dal 1946 in poi i francesi sono maggioritari e per molto tempo hanno costituito oltre il 50% dei residenti senza contare i “pendolari”.

Nel tempo si è compiuta la mutazione “genetica” degli italiani di Monaco, non più lavoratori di vari livelli che costituivano gli strati inferiori della società monegasca, ma ceto medio allargato in alto e in basso. Nel campo delle costruzioni non più solo muratori, capomastri e imbianchini, ma titolari di aziende, ingegneri, architetti, promotori immobiliari.

Si ricorda, a tal proposito, che la Principessa Carolina, sorella maggiore dell’attuale principe sovrano, è stata sposata,  con Stefano Casiraghi, fino alla sua morte prematura nel corso di un incidente nautico (ottobre 1990). I Casiraghi sono una famiglia di costruttori originari della provincia di Como, tuttora operanti nel Principato ed altrove tramite la ENGECO (Entreprise Générale de Construction).

Le attività degli italiani si estendono in tutti i settori: essi possiedono bar, ristoranti, caffè e negozi di ogni tipo; si trovano in società di intermediazione, in agenzie immobiliari. Sono broker importanti ed assicuratori, banchieri e bancari, quadri a tutti i livelli nel settore alberghiero .

Nel 2003 su iniziativa di un gruppo di uomini d’affari, con l’aiuto e l’assistenza del consolato italiano (poi divenuta ambasciata) viene fondata l’Associazione Italiana degli Imprenditori Italiani del Principato di Monaco.4 Gli iscritti sono circa 200 e accoglie anche alcune aziende e personalità italiane che non sono stabilite nel Principato, ma che vogliono esservi comunque rappresentate. Gli imprenditori italiani si ritiene siano circa un migliaio, non esiste un calcolo preciso perché a Monaco le aziende non sono naturalmente censite per nazionalità, e sono pure largamente rappresentati nella locale “Confindustria” (Federation des entreprises monégasques).5 Le imprese iscritte al registro del commercio sono 4.4976 e l’apporto delle attività riferibili a italiani o a capitale italiano è stimato quasi un terzo del PIL prodotto annualmente nel Principato. Il PIL del 2013, riferisce la stessa fonte, è di 4,94 miliardi, 64.082 euro pro-capite.

Tante sono le realtà significative italiane nell’economia monegasca; ne ricordiamo qualcuna senza avere la pretesa di essere esaustivi. Abbiamo già accennato ai Pastor, naturalmente ora non più italiani, ma naturalizzati monegaschi da tempo. Tra le più importanti aziende di costruzioni a Monaco merita una segnalazione il gruppo Marzocco.

I Marzocco sono una famiglia numerosa operante fin dagli anni Ottanta ed, al momento, stando portando a termine la loro opera più prestigiosa: la Tour Odeon. Struttura imponente ed armoniosa, già si intravede da lontano quando si prende la bretella che dall’autostrada (A 8 autoroute de l’Esterel)porta a Monte-Carlo. Alta 170 metri, la torre sarà la costruzione più elevata della Costa Azzurra e sovrasterà tutto il Principato.

Altro settore dove la presenza italiana è imponente è quella dei cosiddetti “mestieri del mare”: cantieristica, gestione e manutenzione di navi ed imbarcazioni varie, crociere, brokeraggio, assicurazioni marittime, ecc. L’organizzazione imprenditoriale che raggruppa le imprese di questo settore – Chambre monegasque du Shipping de Monaco – è composta in gran parte da italiani e da loro diretta. Segnaliamo, a tal proposito, un’azienda di Monaco un po’ speciale la ES-KO International diretta dall’italiano Franco Zanotti. L’impresa opera in tutto il mondo e si occupa di fornire logistica, servizi, assistenza, materiale speciale e sanitario, catering ad organizzazioni che operano in situazioni disagiate ed isolate.

Nel Principato ci sono tante banche, le più importanti nel mondo, oltre quaranta sportelli. Fino a venti anni fa la presenza italiana era rilevante anche in questo settore; in seguito, le grandi banche italiane si sono ritirate. È arrivata per ultima, ed è ben presente ancora, la Banca Popolare di Sondrio. Mediobanca è l’azionista della Compagnie Monegasque de Banque, storico istituto di credito monegasco.

Nelle Banche di Monaco vi è personale italiano a tutti i livelli, dal consigliere delegato all’addetto al ricevimento.

Ci sono pure tre farmacie (su diciassette in tutto) di proprietà e gestite da italiani. La Pharmacie de Fontvieille è la più grande del Principato e forse di tutta la Costa Azzurra; essa impiega circa 40 persone e il suo proprietario e direttore è Antonio Sillari, italiano di Reggio Emilia.

Non sono tuttavia questi i settori di diffusa presenza degli italiani: è la ristorazione dove si sono affermati in maniera preponderante.

All’ufficio turistico di Monaco sono disponibili ad uso dei visitatori alcune guide. In una di queste sono descritti i ristoranti classificati tali secondo alcuni criteri di carattere generale. Sono in tutto 108 i locali segnalati; una quarantina circa ha una impronta ed un nome decisamente italiano. 

La cucina di tutto il principato è decisamente italianizzata anche se dichiarata mediterranea. Fa eccezione qualche ristorante asiatico-orientale. Il nome non è sempre sinonimo di italianità in quanto ci sono ristoranti dal nome italiano che italiani non sono, oppure denominazioni di assonanza anglo-sassone con un’ambientazione di trattoria. Il fatturato e l’importanza dell’industria della ristorazione è imponente nel Principato; turisti di passaggio, congressisti, lavoratori frontalieri, colazioni di lavoro e d’affari, formano un mercato di dimensioni imponenti rispetto ai due chilometri quadrati di superficie del Principato. La grande cucina francese negli alberghi di lusso è al meglio: a Monte-Carlo sono presenti due dei mostri sacri di questa tradizione: Alain Ducasse e Joël Robuchon con le loro tavole stellate.7

L’appuntamento gastronomico più importante del Principato è quello al “Café de Paris”, che nel 2015 compirà i 150 di esistenza. Si trovava allora, come oggi, accanto al Casino, umile bistrot, ora Brasserie di alto livello, molte volta restaurata, ma che tuttora conserva il fascino della “Belle Epoque”. Vengono serviti mille coperti al giorno, ma nei periodi di punta con prime colazioni, aperitivi, caffè in terrazza, spuntini vari, transitano fino a 5 mila persone al giorno. Dirige questo imponente complesso da venti anni un italiano, Stefano Brancato, siciliano di Giarre, a capo di 100 persone in sala, 40 in cucina, 240 in piena stagione.

Poi ci sono i tanti italiani, con il padrone in sala e un familiare in cucina. Questo non impedisce ad alcuni di sviluppare, in un territorio così ridotto, piccole catene di ristoranti prestigiosi e specializzati. Tra questi si menzionano di seguito alcuni casi felici.

Riccardo Giraudi, italiano nato a Genova nel 1975, possiede tramite una società (Monaco Restaurant Group), i ristoranti Avenue 31, le Beefbar, le Bouchon, il Mozza, la Salière. Recentemente si è aggiunto alla lista un prestigioso locale con cucina cinese di alto livello, SONG QI. La famiglia Giraudi ha, inoltre, altri interessi in campo agro-alimentare e nell’importazione e distribuzione di carni.

Luigi Forciniti, detto Gigi, laureato in legge a Roma, ha creato il primo ristorante nel 1996: il Planet Pasta. Altri locali sono seguiti fino al prestigioso Zelo’s al Grimaldi Forum. Alle sue dipendenze ci sono tra le 80 e le 100 persone.

Massimo La Guardia era tenore a Firenze. Arrivato a Monte-Carlo circa venti anni fa ha aperto con il figlio la Vecchia Firenze. Canta ancora gratuitamente alla festa nazionale e in chiesa, alla Messa degli italiani. Attualmente è a capo di una catena di sette ristoranti, fra cui il Sans Souci, ligure-piemontese e il Pulcinella, napoletano.

L’italiano più autorevole fra i residenti è stato, comunque, Michele Ferrero, “le papa du Nutella” come lo chiamava la stampa francese, venuto a mancare il 14 febbraio 2015 all’ospedale Princesse Grace di Monaco

Scuole ed istruzione

Il sistema scolastico è molto simile a quello francese e ad esso modellato. Tuttavia vi è un impegno notevole per lo studio delle lingue, della storia e delle istituzioni monegasche. Fin dalle prime classi si studia il monegasco. Il sistema scolastico e formativo,  prevede l’insegnamento precoce dell’inglese ed altre due lingue straniere, fra le quali di solito vi è l’Italiano. Per gli alunni di lingua materna non francese sono previsti corsi integrativi per il loro rapido inserimento nelle classi normali.

Il monegasco è la lingua degli avi, la lingua parlata da tutti fino all’avvento dell’alfabetizzazione di massa a cavallo fra Otto e Novecento. Si tratta di un idioma di origine ligure parlato fin dai primi insediamenti e conservato fino ad oggi. Ridotto a dialetto e minacciato di estinzione, negli anni Venti del Novecento ha inizio un processo di recupero grazie all’opera di alcuni intellettuali fra cui Louis Notari (1879-1961), ingegnere ed architetto, ma anche poeta in lingua monegasca.

Dagli anni Settanta il monegasco è stato introdotto a scuola come materia obbligatoria. Da dialetto ha quindi assunto il rango di lingua nazionale e da allora sono uscite pubblicazioni, libri, dizionari e grammatiche. Appare oggi nella segnaletica stradale nella citta vecchia e, agli ingressi del Principato, al confine, si legge, oltre la scritta Principauté de Monaco, quella in lingua nazionale Principatu  de Munegù.

Frequentano le scuole monegasche dalle elementari ai vari licei circa 6 mila  alunni,, il 13% dei quali sono italiani ( IMMSEE Statistics) Vi è pure un istituto universitario – The International University of Monaco – una business school privata di tipo anglosassone che rilascia diplomi tipo Bachelor e Master.

Conclusione

La migliore conclusione a questa breve presentazione degli italiani di Monaco è la notizia del 02 marzo: l’accordo che è stato firmato con il Principato, analogamente con quanto fatto con la SVIZZERA  e il Lichtenstein, relativo allo scambio di informazioni fiscali. voluta dalla parte più consapevole degli imprenditori italiani. Questo accordo potrà portare ad una più proficua collaborazione economica.

IL PRINCIPATO DI MONACO NON È PIÙ NELLA BLACK LIST.

BIBLIOGRAFIA & FONTI

IMSEE Statistics. Pubblicazione periodica dell’ufficio statistico del principato. Disponibile in rete

www.imsee.mc

Thomas Fouilleron

Histoire de Monaco-Manuel pour l’enseignement secondaire.

Direction de l’Education Nationale

Monaco 2010

 A pag 308 c’è il riferimento al padre gesuita Arici.

Pierre Abramovici, Un Rocher bien occupé, Seuil 2001

Autori vari, Monaco sous les barbelés, Nouvelle Edition 1990

Edité par Beate et Serge Klarsfeld

Marie Anne Matard-Bonucci, L’Italie fasciste et la persecutions des Juifs. Les Grands Livres du Mois

Perrin 2007.

(In questo libro di gande valore storiografico,il capitolo “la zone refuge italienne en France” si trova a pagina 397: il rifugio era per gli ebrei).

Mauro Marabini, Guida del Principato di Monaco per gli Italiani, Edizioni Il Fenicottero 1998

(Francis Rosset, Ballets a Monte-Carlo, Liamar Editions. Monaco 2014) ?

L’Ambasciata d’Italia nel Principato di Monaco, LiberFaber@ 2014

pubblicazione disponibile in versione elettronica su www.liberfaber.com