{"id":644,"date":"2022-04-26T07:36:40","date_gmt":"2022-04-26T05:36:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.alter-italia.com\/?p=644"},"modified":"2022-04-26T07:36:40","modified_gmt":"2022-04-26T05:36:40","slug":"italiani-a-malindi-in-kenya-luci-ed-ombre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2022\/04\/26\/italiani-a-malindi-in-kenya-luci-ed-ombre\/","title":{"rendered":"Italiani a Malindi in Kenya, luci ed ombre"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>di Anna Bono<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dal VII secolo, sulle coste dell\u2019Africa orientale, \u00e8 fiorita la societ\u00e0 urbana e mercantile Swahili, nata dall\u2019incontro tra le popolazioni autoctone bantu e i colonizzatori arabo-islamici che stavano conquistando il continente. Su quelle coste, in Kenya, una antica citt\u00e0, Malindi, \u00e8 stata radicalmente e irreversibilmente&nbsp; trasformata dagli italiani: non \u00e8 successo all\u2019epoca della colonizzazione europea, bens\u00ec circa 20 anni dopo che il paese era diventato indipendente; e non si \u00e8 trattato, come altrove, di persone che agivano per conto di imprese nazionali o multinazionali o su mandato del governo italiano.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Malindi, fino agli anni 70 del secolo scorso, era una piccola citt\u00e0 portuale di alcune migliaia di abitanti. Come all\u2019epoca in cui, all\u2019inizio del XIII secolo, i coloni arabi ne fecero un centro commerciale fiorente, consisteva in un quartiere arabo costruito in riva all\u2019oceano Indiano, fatto di case in pietra di corallo, Shela, alle spalle del quale c\u2019erano le capanne e le baracche dei Mijikenda, le trib\u00f9 dell\u2019immediato entroterra. A Malindi abitavano anche degli asiatici, discendenti delle famiglie portate in Kenya dagli inglesi a partire dalla seconda met\u00e0 del XIX secolo. Non lontano da Shela, infine, sorgevano alcuni alberghi frequentati da europei, prevalentemente inglesi e tedeschi, e i cottage degli inglesi residenti sugli altipiani che, a Malindi e in altre localit\u00e0 della costa, andavano in vacanza o si trasferivano dopo la pensione. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"697\" height=\"232\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Malindi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-649\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Malindi.jpg 697w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Malindi-300x100.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Alla fine degli anni 70, per\u00f2, a Malindi sono arrivati degli italiani \u2013 decine e presto centinaia di persone, alla spicciolata, partite dall\u2019Italia per motivi e con i progetti pi\u00f9 diversi \u2013 che in pochi anni ne hanno fatto un centro turistico in rapidissima espansione, gestendo quasi del tutto, direttamente o indirettamente, le attivit\u00e0 del settore e il suo indotto. All\u2019inizio degli anni 80 c\u2019erano gi\u00e0 una pizzeria, una gelateria, un ristorante che serviva pasta importata dall\u2019Italia, tutti locali frequentati da italiani residenti e in vacanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impronta italiana pi\u00f9 evidente \u00e8 quella fin da allora impressa all\u2019ambiente urbano. Tre italiani, seguiti da altri che li hanno imitati anche se non sempre con risultati altrettanto buoni, hanno incominciato ad acquistare terreni, a Malindi e nei villaggi costieri vicini, e a costruire ville, alberghi, complessi residenziali destinati ai turisti italiani che affluivano sempre pi\u00f9 numerosi. Ispirandosi agli ambienti e agli scenari del film \u201cLa mia Africa\u201d, uscito nel 1985, e reinterpretando la struttura e i decori delle case swahili di Shela, i metodi di costruzione tradizionali, i materiali edilizi locali \u2013 blocchi di corallo bianco per i muri, pietra di Galana per i pavimenti, makuti (le tegole di foglie di palma che ricoprono le capanne mijikenda) per i tetti, magogo (i pali e le travi di legno usati per sostenere soffitti e pareti) \u2013 hanno creato uno stile architettonico italiano, originale e splendido: hanno costellato Malindi di grandi, candide costruzioni con altissimi, spettacolari tetti di makuti, arredi etnici di produzione artigianale e ampie verande sorrette da colonne ricavate da tronchi d\u2019albero, immersi in giardini incantevoli delimitati da siepi di bouganvilles di tutti i colori. Quasi subito sono stati costruiti anche dei quartieri nello stesso stile, ma con case pi\u00f9 piccole, meno scenografiche e quindi meno costose, sempre per\u00f2 circondate dal verde. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Out-of-Africa-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-646\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Out-of-Africa-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Out-of-Africa-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Out-of-Africa-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Out-of-Africa-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Out-of-Africa-1200x675.jpg 1200w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Out-of-Africa.jpg 1620w\" sizes=\"auto, (max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 1362px) 62vw, 840px\" \/><figcaption>Paesaggio del film &#8220;La mia Africa&#8221;, foto \u00a9 Stardust.it<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Solo Shela non \u00e8 cambiata nel tempo. Invece, tutto attorno, oltre alle centinaia di case e alle decine di alberghi e locali italiani, si sono moltiplicate attivit\u00e0 commerciali, artigianali, agricole. Oggi la citt\u00e0 ha pi\u00f9 di centomila abitanti africani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice, a ragione, che a \u201cinventare\u201d Malindi, a trasformarla in una \u201cperla dell\u2019oceano Indiano\u201d, capace di evocare le atmosfere coloniali della \u201cHappy Valley\u201d, la regione sugli altipiani dove vivevano i bianchi all\u2019epoca di Karen Blixen, \u00e8 stato Armando Tanzini, un inquieto, geniale artista e architetto livornese stabilitosi in Kenya negli anni 70. Suoi capolavori sono la casa in cui vive, a pochi metri dal Vasco da Gama Pillar (il navigatore portoghese Vasco da Gama salp\u00f2 nel 1498 da Malindi alla volta dell\u2019India, sfruttando i venti Monsoni) e il White Elephant Sea &amp; Art Lodge, uno dei resort pi\u00f9 belli della costa kenyana, entrambi presi a modello, copiati anche per la costruzione e l\u2019arredo delle case e degli hotel pi\u00f9 modesti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"505\" height=\"600\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Malindi-Vasco-d-Gama-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-647\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Malindi-Vasco-d-Gama-1.jpg 505w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Malindi-Vasco-d-Gama-1-253x300.jpg 253w\" sizes=\"auto, (max-width: 505px) 85vw, 505px\" \/><figcaption>Cartina antica: MALINDI AND VASCO DE GAMA&#8217;S PILLAR. KENYA. MAASAI LAND, 1885.\u00a0<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Armando Tanzini definiva Malindi \u201cun cavallo di razza\u201d contro chi secondo lui la trattava come un \u201canimale da soma\u201d. Se infatti una parte degli italiani hanno puntato come lui su ville e hotel di lusso e atmosfera \u2013 Kilili Baharini, Luna House, Palm Tree Club, Leopard Point Resort, Simba wa kale\u2026 \u2013 destinati a una clientela medio alta e alta, molti altri invece si sono rivolti al turismo di massa, a clienti con poche aspettative, attratti dai prezzi economici di appartamenti e villette a schiera. La citt\u00e0 ne ha sofferto: oltre i confini dei resort e delle ville nascosti e protetti da parchi e giardini, chiasso, polvere, sporco, confusione, troppe automobili, karaoke e discoteche di notte, a tutto volume sulle spiagge, tanti beach boys e prostitute confluiti dal resto del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Se Armando Tanzini ha inventato Malindi, a rilanciarla ciononostante, all\u2019inizio di questo secolo, \u00e8 stato un altro italiano, Fabio Briatore, che prima ha costruito per s\u00e9 una villa nel \u201ctipico stile locale\u201d, trasformata nel 2013 in resort a cinque stelle, e in seguito ha costruito un secondo resort per VIP, The Billionaire. In entrambi ha ospitato personaggi dello spettacolo, dello sport e della politica come Silvio Berlusconi, Naomi Campbell, Simona Ventura, Fernando Alonso. Sul suo esempio, in quel periodo degli italiani celebri hanno anch\u2019essi comprato casa a Malindi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Billionaire-Resort.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-650\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Billionaire-Resort.jpg 800w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Billionaire-Resort-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Billionaire-Resort-768x511.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px\" \/><figcaption>Billionaire Resort, foto \u00a9 Billionaire Travel<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma, anche se ormai tutti parlavano italiano, si vedevano i canali televisivi italiani e nei supermercati si trovavano Nutella, pelati e parmigiano, i tempi d\u2019oro erano finiti. Un susseguirsi di errori compiuti dagli operatori turistici, l\u2019aumento esponenziale della delinquenza comune e altri fattori hanno ridotto i flussi turistici, molti anni prima che il Covid li interrompesse del tutto per quasi due anni. Nel 2017, in una Malindi da troppo tempo semi vuota, persino Briatore ha deciso di mettere in vendita i suoi resort. Il calo delle presenze ha colpito duramente hotel, ristoranti, residence, attivit\u00e0 commerciali. Splendidi gusci vuoti, le ville e gli hotel cinque stelle di cui, nonostante gli scarsi introiti, i proprietari riescono a prendersi cura; in progressivo degrado, le strutture semi o del tutto abbandonate da chi non \u00e8 in grado di sostenere le spese di manutenzione: cos\u00ec si presenta Malindi. Centinaia di italiani tuttavia continuano a viverci, sperando in tempi migliori: chi per scelta, potendo comunque permettersi l\u00ec un invidiabile tenore di vita, chi per necessit\u00e0, perch\u00e9 altrimenti non saprebbe dove andare; tutti, forse, in qualche misura, riluttanti a lasciare la \u201cHappy Valley\u201d che hanno contribuito a creare, a immaginare una vita lontano dall\u2019Africa.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"688\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Comites-1024x688.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-651\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Comites-1024x688.jpg 1024w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Comites-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Comites-768x516.jpg 768w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Comites.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 1362px) 62vw, 840px\" \/><figcaption>Il Comites a Malindi, al servizio degli italiani che ancora ci vivono. Foto \u00a9 MalindiKenia.net<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Breve biografia dell&#8217;Autrice di questo articolo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Anna Bono \u00e8 stata ricercatore in Storia e istituzioni dell\u2019Africa presso il Dipartimento di culture, politica e societ\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0 di Torino fino al 2015. Dal 1984 al 1993 ha soggiornato a lungo in Africa svolgendo ricerche sul campo sulla costa Swahili del Kenya.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2004 al 2009 ha collaborato con l\u2019Istituto superiore di studi sulla donna dell\u2019Universit\u00e0 Pontificia Regina Apostolorum.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2004 al 2010 ha diretto il dipartimento Sviluppo Umano del Cespas, Centro europeo di studi su popolazione, ambiente e sviluppo. Fino al 2010 ha collaborato con il Ministero degli Affari Esteri nell\u2019ambito del Forum Strategico diretto dal Consigliere del Ministro, Pia Luisa Bianco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Collabora con mass media prevalentemente di area cattolica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Su Africa, relazioni internazionali, problemi di sviluppo, cooperazione internazionale, emigrazione ha scritto oltre 1.600 articoli, saggi e libri scientifici e divulgativi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Bono Dal VII secolo, sulle coste dell\u2019Africa orientale, \u00e8 fiorita la societ\u00e0 urbana e mercantile Swahili, nata dall\u2019incontro tra le popolazioni autoctone bantu e i colonizzatori arabo-islamici che stavano conquistando il continente. 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