{"id":372,"date":"2021-01-26T10:39:12","date_gmt":"2021-01-26T09:39:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.alter-italia.com\/?p=372"},"modified":"2021-01-26T10:39:12","modified_gmt":"2021-01-26T09:39:12","slug":"il-vino-nella-bibbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2021\/01\/26\/il-vino-nella-bibbia\/","title":{"rendered":"Il vino nella Bibbia"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Liana Marabini<\/em>*<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parlare del vino nella Bibbia significa anche fare una panoramica della storia del vino in Terra Santa. Perch\u00e9 la terra di Ges\u00f9 \u00e8 una terra di vini.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"288\" height=\"468\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Israele-in-epoca-romana.gif\" alt=\"\" class=\"wp-image-373\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019antica terra di Canaan \u00e8 culla e luogo di diffusione della coltivazione della vite, ben due millenni prima che la cultura del vino arrivasse in Europa. L&#8217;antico Egitto veniva rifornito di vino proveniente dal Canaan gi\u00e0 nella prima e nella tarda Epoca di bronzo. Numerose anfore di vino del Canaan sono state scoperte ad Abydos, in Egitto, all&#8217;interno delle tombe reali di Umm el-Qa&#8217;ab del primo periodo dinastico dell&#8217;Egitto (3100 a.C. circa), suggerendo che il vino di Canaan fosse una parte cruciale dei banchetti d&#8217;\u00e9lite.<\/p>\n\n\n\n<p>Le radici bibliche della viticoltura risalgono a 3000 anni a.C. Nella Bibbia troviamo un insieme di regole da compiere per potere coltivare una vigna e la parola \u201cvino\u201d appare 190 volte (il Messia stesso viene paragonato alla vigna).<\/p>\n\n\n\n<p>Geograficamente Israele si \u00e8 trovato in un crocevia importante, tra Mesopotamia ed Egitto, al centro della strada percorsa dai commercianti di vino che hanno favorito la diffusione delle pratiche di produzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il periodo Romano ha fatto della Giudea e delle citt\u00e0 portuali di Ashkelon e Gaza dei centri vitali per la produzione del vino. Per gli Ebrei il vino rappresentava non solo una bevanda, ma un elemento delle celebrazioni religiose e un medicamento. (Per estensione, \u00e8 ci\u00f2 che il caff\u00e8 \u00e8 per i musulmani ed il t\u00e8 per i buddisti).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019importante tradizione vitivinicola della regione svanisce durante il dominio musulmano della Terra Santa: gli ottomani, per i quali era proibito bere vino, continuarono a coltivare le vigne, ma solo per l\u2019uva da pasto. Per qualche secolo la vinificazione cess\u00f2. In quel periodo molti vitigni autoctoni scomparvero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I Crociati tentarono di re-impiantare delle vigne nei secoli XII e XIII, ma il lavoro si dimostr\u00f2 pi\u00f9 difficile del previsto: erano l\u00ec come soldati, non come agricoltori e la vigna richiedeva cure costanti. Perci\u00f2 semplificarono le cose \u201cimportando\u201d i vini dall\u2019Europa.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" height=\"202\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/crociato.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-374\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Passarono cinque secoli prima di assistere ad un rinnovo radicale della viticoltura in Terra Santa. Il 1848 \u00e8 un anno importante, perch\u00e9 Rabbi Itzhak Shorr costru\u00ec la cantina di&nbsp;Zion&nbsp;a Gerusalemme.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1852 fu la volta di&nbsp;Rabbi Abraham Teperberg che non solo cre\u00f2 una nuova cantina ma fond\u00f2 anche una scuola di agricoltura nei pressi di Giaffa. Originariamente chiamata <em>Efrat<\/em>, la cantina si svilupp\u00f2 nella Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme a partire dal 1870: in quell\u2019anno Abraham Teperberg fu affiancato da suo figlio, Zeev. Il nome \u201dEfrat\u201d era basato sul biblico &#8220;Efrata shehi Beit Lechem&#8221;, <em>la strada attraverso la quale le uve venivano portate in cantina<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche anno pi\u00f9 tardi, nel 1882, fu avviato un progetto pi\u00f9 rappresentativo, la&nbsp;Carmel&nbsp;Winery, una cooperativa che ebbe come fondatore il&nbsp;barone Edmond de Rothschild,&nbsp;leggendario banchiere, filantropo e collezionista d\u2019arte, nonch\u00e9 vignaiuolo bordolese di origine ebraica, che contribu\u00ec molto allo sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 vinicola in Israele. Il barone finanzi\u00f2 importanti iniziative vitivinicole in Terra Santa con lo scopo di farla diventare il cuore produttivo dei vini Kosher per gli ebrei di tutto il mondo. Sfortunatamente un\u2019ondata di caldo bruci\u00f2 il primo raccolto e l\u2019arrivo della fillossera decim\u00f2 le vigne, ma poi tutto rientr\u00f2 nell\u2019ordine nei decenni successivi, con tanta passione e molti investimenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"345\" height=\"388\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/carme.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-375\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/carme.png 345w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/carme-267x300.png 267w\" sizes=\"auto, (max-width: 345px) 85vw, 345px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella seconda met\u00e0 del XX secolo, precisamente nel 1982, nasce la Golan Heights Winery, che aveva come principio produttivo il vino di qualit\u00e0 a prezzi accessibili. Il merito va al Professor Cornelius Ough, della California University, che dopo diversi sopralluoghi e analisi del terreno, indic\u00f2 le alture del Golan come luogo ideale per la coltivazione delle viti. Vi erano riunite tutte le condizioni: posizione, clima e altitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa cantina ha il merito di avere fatto da battistrada per una grande, nuova tradizione vitivinicola: perch\u00e9 la Terra Santa \u00e8 paradossalmente il pi\u00f9 antico e il pi\u00f9 giovane Paese vitivinicolo al mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Golan Heights Winery ha vinto, con i suoi vini, per tre volte la medaglia d\u2019oro del miglior vino al Vinitaly di Torino e, con altre cantine israeliane, \u00e8 titolare di diversi premi al Concours Mondial di Bruxelles.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi in Terra Santa ci sono pi\u00f9 di 300 cantine; i loro vigneti (per tre quarti di uve rosse e un quarto bianche) si estendono su 6.200 ettari e producono in media 350.000 ettolitri di vino all\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>I vini bianchi vincitori di tanti premi sono Chardonnay, Sauvignon Blanc e Riesling, Roussanne, Viognier, Colombard, Gew\u00fcrztraminer, Grenache blanc, mentre i rossi sono: Cabernet, Merlot, Barbera, Mourv\u00e8dre, Syrah e Carignan. A questi vanno aggiunti due interessantissimi vitigni autoctoni: Marawi e Argaman.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"639\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Golan-Heights-Winery.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-376\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Golan-Heights-Winery.jpg 1024w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Golan-Heights-Winery-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Golan-Heights-Winery-768x479.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 1362px) 62vw, 840px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La Terra Santa presenta una notevole variabilit\u00e0 di zone e climi, con alcune&nbsp;macro aree come la Galilea,&nbsp;la Samaria,&nbsp;il Samson,&nbsp;le Colline della Giudea e&nbsp;il deserto del Negev, ciascuna con&nbsp;microclimi molto variabili, anche ogni 2 o 3 km. Si passa dal mare alle montagne, con incursioni tra valli e deserto. Tutto il vino \u00e8 rigorosamente kosher.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei anche segnalare una realt\u00e0 degna di nota, nella quale sono coinvolti dei talenti italiani, come l\u2019enologo Riccardo Cotarella, di fama internazionale: si tratta della Cantina Cremisan, retta dai Salesiani, che \u00e8 unica nel suo genere. Qui il vino \u00e8 prodotto da cristiani, ebrei e musulmani, esattamente come all\u2019inizio, nel 1885, quando Don Antonio Belloni, missionario in Terra Santa, impiant\u00f2 le prime vigne sui terreni di un monastero bizantino del VII secolo, nella valle di Cremisan, 850 metri sul mare a poca distanza da Betlemme. Il monastero e la relativa cantina si trovano nella cosiddetta zona C, territorio palestinese sotto amministrazione israeliana. Qui la vita non \u00e8 facile. Ci sono muri altissimi che dividono gli arabi dagli ebrei, limitando la circolazione stradale; ovunque ci sono dei <em>check point<\/em>, bisogna esibire spesso i documenti percorrendo Betlemme il cui sindaco \u00e8 cristiano: pur essendo questa una minoranza \u00e8 ritenuta per\u00f2 capace di garantire un equilibrio pacifico. Queste persone di diverse religioni e culture,&nbsp; che collaborano giornalmente tra loro per produrre vino, costituiscono la forza vitale delle Cantine Cremisan. Per quanto riguarda i vitigni, solo il 2%&nbsp; delle uve \u00e8 di propriet\u00e0 dei salesiani,&nbsp; il restante viene dai contadini locali di Beit Jala, Beit Shemesh e l\u2019area di Hebron. Qui tradizionalmente si fa un vino che si chiama \u201cMessa\u201d, che viene usato per la consacrazione (bianco per i Cattolici e rosso per gli Ortodossi). Vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon e Chardonnay sono coltivati da tempo ma i vitigni locali come il Dabouki e l\u2019Hamdani, Jandali e il Baladi sono i vitigni privilegiati per i vini di punta. \u201cStar of Bethlehem\u201d \u00e8 la linea che sottolinea la localit\u00e0 di produzione, in due versioni, bianca e rossa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"359\" height=\"285\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vino_cremisan.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-377\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vino_cremisan.jpg 359w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vino_cremisan-300x238.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 359px) 85vw, 359px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Tornando alla Bibbia, la tramutazione dell&#8217;acqua in vino, conosciuta anche come <em>miracolo delle nozze di Cana<\/em>, \u00e8 il primo miracolo di Ges\u00f9, compiuto durante un matrimonio a Cana di Galilea. L&#8217;episodio \u00e8 descritto nel Vangelo secondo Giovanni (2:1-11).<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019<em>Ultima Cena<\/em>, Ges\u00f9 ha istituito l\u2019Eucaristia, usando gli elementi del pane e del vino nel contesto del pasto pasquale: \u201cMentre mangiavano, Ges\u00f9 prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo spezz\u00f2 e lo diede ai suoi discepoli dicendo: \u00abPrendete, mangiate, questo \u00e8 il mio corpo\u00bb. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: \u00abPrendete, e bevetene tutti: questo \u00e8 il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me\u00bb\u201d (Matteo 26:26-28). Queste due frasi evidenziano la ricchezza simbolica del calice e del vino sui quali, non senza ragione, vengono pronunciate le parole dell&#8217;istituzione con una formula pi\u00f9 articolata di quella pronunciata sul pane cos\u00ec da far emergere il fondamentale significalo sacrificale dell&#8217;eucaristia. Il calice e il vino trovano ampio spazio nel linguaggio di Ges\u00f9 quando parla del suo regno e del suo sacrificio per sigillare la nuova ed eterna alleanza. \u201cNon si mette vino nuovo in otri vecchi\u201d (Matteo 9:17). \u201cPotete bere il calice che io sto per bere?\u201d (Matteo 20:22).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"236\" height=\"334\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/GPII.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-378\" srcset=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/GPII.jpg 236w, https:\/\/www.alter-italia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/GPII-212x300.jpg 212w\" sizes=\"auto, (max-width: 236px) 85vw, 236px\" \/><figcaption>                                          San Giovanni Paolo II con il calice della Messa. Foto\u00a9 Pinterest.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il Salvatore nobilita il vino e gli conferisce un valore transcedentale, facendolo diventare un aggregatore di simboli, un coagulo di cultura materiale e immateriale, un ponte accessibile verso la fede. La nostra fede.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><em>Liana Marabini \u00e8 produttore di cinema, editore, storica dell&#8217;alimentazione, scrittrice, mecenate, nonch\u00e9 mia diletta moglie. Pubblicher\u00f2 ogni tanto  articoli da lei scritti, usciti gi\u00e0 su altre testate giornalistiche con le quali collabora. Questo articolo \u00e8 stato pubblicato gi\u00e0 sulle pagine della Nuova Bussola Quotidiana<\/em> a gennaio 2021.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Liana Marabini* Parlare del vino nella Bibbia significa anche fare una panoramica della storia del vino in Terra Santa. 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