{"id":104,"date":"2020-04-14T13:53:13","date_gmt":"2020-04-14T11:53:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.alter-italia.com\/?page_id=104"},"modified":"2021-01-18T18:11:37","modified_gmt":"2021-01-18T17:11:37","slug":"opinioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/opinioni\/","title":{"rendered":"Opinioni"},"content":{"rendered":"\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>) La rivoluzione francese del 1789<\/li><li>) La Francia di Macron<\/li><\/ol>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La Rivoluzione francese del 1789<\/h2>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p><em>Rivoluzione del 1789. La cerniera della modernit\u00e0 politica\ne sociale<\/em>, il libro di Beniamino\nDi Martino &nbsp;\u00e8 una brillante analisi sul\nsignificato e sulle conseguenze di quell\u2019evento epocale che per gli storici\nsegna l\u2019inizio dell\u2019era contemporanea. Di Martino prende in considerazione\ntutte le pi\u00f9 importati opere critiche sulla Rivoluzione francese, sia d\u2019impostazione\nprogressista che \u201crevisionista\u201d, e sviluppa una posizione personale nella quale\nspiccano alcune tesi controcorrente che meritano di essere indagate da vicino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1) L\u2019insostenibilit\u00e0 dell\u2019interpretazione agiografica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo\nscopo della ricerca scientifica, scrive Di Martino, \u00e8 quella di mettere in\ndubbio i luoghi comuni, far parlare i fatti e i documenti, far tacere i\npregiudizi e i tab\u00f9. Lo storico serio non deve farsi influenzare dall\u2019opinione\ndominante, che di solito coincide con il potere culturale prevalente. Questo\namore per la verit\u00e0 distingue la scienza dal fanatismo e l\u2019onest\u00e0 intellettuale\ndall\u2019ostinazione ideologica. La storiografia contemporanea sulla rivoluzione\ndel 1789 purtroppo non ha brillato di queste virt\u00f9, e ha spesso denigrato i\ndissidenti come \u201ccontro-rivoluzionari\u201d (de Maistre, Burke, de Bonald,\nTocqueville, Taine, Chautebriand, Cochin) o \u201crevisionisti\u201d (Gaxotte, Cobban,\nFuret, Dumont, Chaunu, Tulard, de Viguerie, Bluche, Secher).<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi\ntuttavia, alla luce dei dati storici acquisiti, molti capisaldi della\nstoriografia ufficiale tramandati nei manuali scolastici non sono pi\u00f9\nsostenibili. Ad esempio, non \u00e8 pi\u00f9 possibile affermare che la miseria sia stata\nla causa scatenante della Rivoluzione, dato che la Francia non era affatto un\npaese povero e arretrato: in realt\u00e0 \u201cfurono le idee, non la fame, a fare la\nRivoluzione\u201d. Inoltre \u00e8 impossibile continuare a presentare le masse popolari\ncome protagoniste della Rivoluzione: la Bastiglia, ad esempio, venne presa da\nuna piccola feccia di facinorosi sanguinari, e tutta la vicenda si svolse in\nmaniera molto diversa da quella mitizzata dai cantori della Rivoluzione. Le\nvere sollevazioni popolari si verificarono nel campo opposto, con le ribellioni\nche esploderanno un po\u2019 in tutta la Francia, e che verranno soffocate in\nmaniera spietata e indiscriminata, particolarmente nella Vandea: un genocidio\nche anticip\u00f2 e fece da modello agli stermini ideologici compiuti dai regimi\ntotalitari nel XX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non\n\u00e8 quindi pi\u00f9 accettabile l\u2019interpretazione agiografica degli storici\nd\u2019impostazione marxista come Aulard, Mathiez o Lefebvre, che continuano a\npresentare la Rivoluzione come l\u2019evento salvifico che ha sradicato per sempre\nl\u2019oscurantismo feudale, realizzando una nuova societ\u00e0 fondata sui principi di\nlibert\u00e0 e uguaglianza. Abbagliati da questo traguardo luminoso, gli storici\nprogressisti hanno finito per giustificare tutto: il Terrore, le ghigliottine,\nil fanatismo ideologico dei giacobini, le carceri piene di \u201cnemici della\nnazione\u201d, i genocidi, le confische e i saccheggi, l\u2019inflazione devastante, la\npenuria dei beni, la fame e la miseria, la guerra perpetua fino al dispotismo\nsanguinario di Napoleone.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2) La Rivoluzione non ha abolito il feudalesimo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sulla\nscia dei migliori studiosi liberali come Tocqueville e Furet, Di Martino\ncritica l\u2019idea che la Rivoluzione abbia abbattuto il feudalesimo. In realt\u00e0\n\u201cl\u2019antico regime\u201d contro cui i rivoluzionari scagliavano le loro accuse aveva\npoco di antico, perch\u00e9 gli ordinamenti della Francia medievale erano gi\u00e0 stati\nampiamente distrutti dall\u2019accentramento assolutistico del \u2018600 e del \u2018700.\nAll\u2019origine dei mali che hanno generato la Rivoluzione francese, spiega Di\nMartino, non vi era la societ\u00e0 medievale o la monarchia feudale con i suoi\ncontrappesi e i suoi correttivi interni, ma l\u2019arrogante e tracotante monarchia\nassoluta, eversore di quella tradizionale. Durante il Medioevo i re francesi\nnon disponevano di un potere regolare di tassazione, di un esercito e di una\nburocrazia permanente. Solo in epoca moderna riuscirono a sottomettere la\nnobilt\u00e0 e i corpi sociali autonomi come la Chiesa, i parlamenti, le\ncorporazioni, le citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla\nvigilia della Rivoluzione, ricorda Di Martino, esisteva quindi un forte e\ngiustificato malcontento nei confronti di quei processi che avevano accompagnato\nil consolidamento del moderno Stato amministrativo: l\u2019aumentata fiscalit\u00e0, la\nriduzione delle autonomie locali, il parassitismo degli aristocratici divenuti\ncortigiani, l\u2019arbitrio dei funzionari regi. A queste ingiustizie si poteva\nrimediare con riforme liberalizzatrici che restaurassero le antiche libert\u00e0\ntradizionali, come l\u2019inglese Edmund Burke aveva suggerito ai francesi. La\nRivoluzione invece acceler\u00f2 in maniera vorticosa il processo di\ncentralizzazione del potere, e condusse la Francia in un vicolo cieco. Se prima\ndel 1789 la Francia primeggiava sul piano culturale ed era un paese\nrelativamente prospero e popoloso (aveva probabilmente il doppio o il triplo\ndegli abitanti rispetto all\u2019Inghilterra), con la Rivoluzione sub\u00ec un tracollo\ndemografico ed economico dal quale non si riprese pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo\nche la Francia abbia perso la sua ultima occasione nel 1776, quando il ministro\ndelle finanze Jacques Turgot fu costretto a dare le dimissioni in seguito alla\nsollevazione dei ceti privilegiati contro il suo vasto programma di\nliberalizzazioni. Turgot, nominato Controllore Generale delle finanze dal re\nLuigi XVI il 24 agosto 1774, fu una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 geniali del suo tempo\n(secondo Murray N. Rothbard fu un economista di gran lunga superiore ad Adam Smith).\nTurgot aveva una fede incrollabile nel laissez-faire, e i sui celebri editti\ndel 1776 &#8211; con i quali liberalizzava il commercio del grano, aboliva le corv\u00e9e\na carico dei contadini, abrogava le norme corporative, riduceva le cariche e le\nspese statali superflue &#8211; gli diedero il sostegno dei ceti produttivi, ma gli\nattirarono l\u2019opposizione coalizzata della regina, dei nobili, del clero e di\ntutti coloro che godevano di monopoli, incarichi pubblici o rendite di\nposizione. Il 12 maggio 1776 il re cedette a queste pressioni e licenzi\u00f2\nTurgot, segnando cos\u00ec il destino della Francia e della monarchia. Molti\nosservatori del tempo, tra i quali Voltaire, Federico II di Prussia e Maria\nTeresa d\u2019Austria, compresero che la caduta di Turgot presagiva il crollo della\nFrancia.<\/p>\n\n\n\n<p>Turgot\nmor\u00ec il 18 marzo 1781 deluso e sofferente, non immaginando che nel secolo\nsuccessivo molte delle sue idee sarebbero state accettate e sviluppate in\nInghilterra e negli Stati Uniti, le due grandi potenze industriali dell\u2019epoca\nliberale classica. Il 1776 &#8211; l\u2019anno della Dichiarazione d\u2019Indipendenza\namericana, della pubblicazione del La ricchezza delle nazioni di Adam Smith e\ndella fine dell\u2019esperienza riformatrice di Turgot \u2013 fu un bivio storico nel\nquale i paesi anglosassoni e la Francia presero strade opposte. La Francia\nsprofonder\u00e0 nella catastrofe della Rivoluzione e delle guerre napoleoniche,\nperdendo per sempre il suo primato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3) La Rivoluzione non port\u00f2 libert\u00e0 e uguaglianza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo\nil motto rivoluzionario, la Libert\u00e0 fu la prima grande conquista dell\u201989.\nConsiderato per\u00f2 il numero di vittime che ha provocato, si tratta di una ben\nstrana libert\u00e0. Quali libert\u00e0 avevano guadagnato i lionesi e i vandeani, cos\u00ec\ncome gli italiani e gli altri popoli invasi dalle armate rivoluzionarie, massacrati\nperch\u00e9 si ribellavano all\u2019introduzione della coscrizione militare, all\u2019aumento\ndella tassazione, ai saccheggi, alla scristianizzazione forzata e alla\ndistruzione delle proprie tradizioni di vita? Che maggiori libert\u00e0 avevano i\ncittadini francesi in balia del Terrore e della legge sui sospetti o costretti\na partecipare alle guerre rivoluzionarie in ogni angolo d\u2019Europa?<\/p>\n\n\n\n<p>La\nlibert\u00e0 dei rivoluzionari aveva ben poco a che fare con la sua tradizionale\nconcezione di difesa della sfera individuale dal potere. Al contrario, spiega\nl\u2019autore, il protagonista di questa strana libert\u00e0 era lo Stato. La Libert\u00e9 era\nessenzialmente una questione pubblica, non individuale, e come tale non poteva\nche essere prodotta e realizzata dallo Stato. Cos\u00ec concepita, finiva con il coincidere\ncon lo stesso Stato, o con la Nazione, o con la Volont\u00e0 Generale. In nome della\nlibert\u00e0 fu quindi creata la macchina pi\u00f9 assetata di sangue che fino a quel\nmomento la storia avesse mai conosciuto: \u00abLa Rivoluzione &#8211; scrive Di Martino &#8211;\n\u00e8 stata la pi\u00f9 ampia negazione della libert\u00e0 individuale che la storia\ndell\u2019Occidente aveva mai sperimentato sino a quel momento\u00bb (p. 124).<\/p>\n\n\n\n<p>E\nche dire dell\u2019Egalit\u00e9? Per Di Martino la proclamazione dell\u2019uguaglianza\ngiacobina rappresent\u00f2 una sorta di rottura con la tradizione occidentale che,\nanticipando il comunismo, negava il primato della persona e il suo desiderio di\nlibert\u00e0: \u00abSe la grandezza della civilt\u00e0 occidentale \u00e8 poggiata sulla libert\u00e0\nindividuale, la Rivoluzione ha dato un formidabile arresto con la dichiarazione\ndell\u2019egalitarismo\u00bb (p. 148). Anche se proclamato a parole, l\u2019egualitarismo\nrimane comunque un principio irrealizzabile e contrario alla natura delle cose.\nDavvero Robespierre, si chiede l\u2019autore, \u00e8 uguale ad uno sconosciuto\nsanculotto? Perch\u00e9 ricordiamo le gesta di Danton e non la data di esecuzione\ndel contadino vandeano? Pu\u00f2 mai Napoleone essere considerato intercambiabile\ncon uno dei suoi soldati? In concreto, l\u2019unico tipo di eguaglianza che si\nrealizz\u00f2 fu quella di essere tutti in balia del dispotismo degli uomini del\nComitato di Salute Pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel\ntentativo di calcolare i costi sociali della Rivoluzione, l\u2019insigne storico\ndella Sorbona Pierre Chaunu ha ripetutamente sostenuto che la Francia ebbe\nperdite superiori a quelle, pur ingentissime, che subir\u00e0 nella Prima Guerra\nMondiale. \u00c8 difficile, a questo punto, non concordare con la conclusione di Di\nMartino: \u00abConsiderando le vittime del Terrore, gli innumerevoli stermini, il\ngenocidio vandeano e gli incalcolabili morti per una guerra durata ventitre\nanni, davvero \u00e8 il caso di ripetere che questo macabro risultato \u00e8 totalmente\nimputabile al proposito di rendere tutti gli uomini uguali\u00bb (p. 161).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4) Non ci furono due rivoluzioni, ma una sola<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore\naffronta poi la fondamentale questione della natura della Rivoluzione e delle\nsue varie fasi. I suoi aspetti pi\u00f9 terribili furono una degenerazione, o un\nesito necessario e inevitabile? Fin dall\u2019inizio gli storici, di destra o di\nsinistra, si sono divisi tra \u201cunitaristi\u201d e \u201cdiscontinuisti\u201d. Per i primi la Rivoluzione\n\u00e8 un unicum, un blocco in non \u00e8 possibile distinguere i suoi vari momenti,\nmentre per i secondi l\u2019evento rivoluzionario era partito bene ma aveva subito\nuna sorta d\u2019impazzimento. Questa seconda tesi, che cerca di salvare la \u201cfase\numanitaria\u201d del 1789 e dei suoi \u201cimmortali principi\u201d da quella terroristica\ndegli anni successivi, \u00e8 oggi molto diffusa anche tra gli studiosi del campo\nliberale e moderato. In passato \u00e8 stata sostenuta da personalit\u00e0 del calibro di\nBenjamin Constant (<a href=\"http:\/\/www.libreriadelponte.com\/det-libro.asp?ID=915\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Le\nreazioni politiche. Gli effetti del Terrore<\/em><\/a>) e di Guglielmo Ferrero (<a href=\"http:\/\/www.libreriadelponte.com\/det-libro.asp?ID=1449\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Le\ndue rivoluzioni francesi<\/em><\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p>Di\nMartino tuttavia respinge questa posizione. A suo avviso non c\u2019\u00e8 stata nessuna\ndiscontinuit\u00e0 tra una rivoluzione buona e una cattiva, perch\u00e9 la seconda era\ninteramente contenuta nel grembo della prima. Egli fa notare infatti come fin\ndall\u2019inizio le differenze ideologiche fra le varie componenti rivoluzionarie\nsiano state assai flebili. Le diverse fazioni si sono divise sulla velocit\u00e0 da\ndare al processo di cambiamento, non sui fini da raggiungere. Anche l\u2019anima pi\u00f9\nmoderata, quella dei monarchici foglianti, ha concorso ad accrescere il potere\ndello Stato centrale e ha condiviso la logica statalista. Pur lottando fra loro\nper il potere, tutte le fazioni hanno lavorato alla realizzazione del grande\nprogetto rivoluzionario: la creazione di uno Stato onnipotente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nlegame tra tutte le fasi della Rivoluzione si coglie anche nella continuit\u00e0 del\npersonale politico e nell\u2019uso dei medesimi mezzi politici. I personaggi che\nvediamo all\u2019opera nelle prime fasi, osserva l\u2019autore, sono gli stessi che in\nseguito manifesteranno idee radicali, e anche i mezzi della lotta politica &#8211;\nl\u2019uso dell\u2019intimidazione, dell\u2019intolleranza, della faziosit\u00e0, della menzogna,\ndella propaganda settaria, della violenza &#8211; non apparterranno solo al periodo\nrobespierriano. \u00c8 significativo, nota Di Martino, che Edmund Burke scrisse e\npubblic\u00f2 le sue celebri Riflessioni sulla Rivoluzione francese nel 1790, ben\nprima del periodo del Terrore. Il grande pensatore inglese previde non solo\nl\u2019esito sanguinario della Rivoluzione, ma anche la finale tirannia militare.\nDate le premesse, il seguito degli avvenimenti era dunque prevedibile.<\/p>\n\n\n\n<p>La\nconclusione di Di Martino \u00e8 che la vicenda giacobina non ha mai avuto alcun\nautentico amore per la libert\u00e0. Il suo vero e unico effetto \u00e8 stato quello di\nrafforzare il centralismo governativo e la radicalizzazione del potere dello\nStato. Con la Rivoluzione il processo di statalizzazione della societ\u00e0 divenne\nirrevocabile e il processo di accentramento acquis\u00ec la sua vittoria decisiva.\nLa Rivoluzione francese rappresenta la madre di tutti i totalitarismi\nsuccessivi, e la storia del comunismo del XX secolo sarebbe incomprensibile\nsenza il precedente francese. Questi sviluppi, secondo l\u2019autore, erano gi\u00e0\nscritti nell\u2019ideologia dei philosophes francesi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un Illuminismo da salvare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi\nchiedo per\u00f2 se non sia possibile attenuare il verdetto di condanna comminato da\nDi Martino al movimento dei Lumi, almeno per quelle espressioni che non\ncondussero agli esiti catastrofici della Francia, come l\u2019Illuminismo scozzese,\namericano, italiano o tedesco. Anche all\u2019interno dell\u2019Illuminismo francese ci\nfurono delle componenti alle quali difficilmente si possono attribuire\nresponsabilit\u00e0 per gli orrori della rivoluzione. Penso ad esempio al movimento\ndegli \u201cIdeologi\u201d, che in Francia rappresent\u00f2 l\u2019ultima generazione dei Lumi, e\ncomprendeva intellettuali come Destutt de Tracy, Condorcet, Siey\u00e9s, Daunou,\nVolney, Say e scienziati come Lamarck, Lavoisier, Cabanis, Pinel.<\/p>\n\n\n\n<p><br>\nGli Ideologi furono la coscienza\ncritica della Rivoluzione francese. Lontani anni luce da ogni forma di\nopportunismo, incarnarono un\u2019onest\u00e0 intellettuale e una probit\u00e0 politica\nimprontate al pi\u00f9 raro interesse personale, tanto da subire l\u2019avversione\nimplacabile prima di Robespierre poi di Napoleone. Il circolo di Auteuil, che\nprendeva il nome dalla casa di Madame Helvetius nella quale si riunivano\nregolarmente, divenne un punto di riferimento del pensiero riformista non solo\nfrancese, ma anche europeo e americano. Benjamin Franklin e Thomas Jefferson\nfrequentarono il circolo durante le loro missioni diplomatiche a Parigi.\nJefferson in particolare divenne un grande estimatore di Destutt de Tracy,\nl\u2019inventore del termine \u201cideologia\u201d (inteso come \u201cscienza della formazione\ndelle idee\u201d), e si impegn\u00f2 a far conoscere il suo pensiero negli Stati Uniti,\ntraducendo di propria mano le sue opere principali, compreso lo straordinario\ntrattato di economia politica. Durante la fase del Terrore, Condorcet e\nLavoisier persero la vita a causa delle loro idee, mentre molti altri\ncomponenti de gruppo vennero imprigionati. Destutt de Tracy fu condannato a\nmorte, e si salv\u00f2 solo grazie alla caduta di Robespierre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Rivoluzione del 1789<\/em>&nbsp;\u00e8 un libro che merita di essere letto dalla prima\nall\u2019ultima pagina, perch\u00e9 si fonda su una solida base di ricerca storiografica\ne offre dei punti di vista spesso in contrasto con quelli dominanti, ma sempre\nben argomentati ed esposti con chiarezza e linearit\u00e0. Chiunque voglia\ncomprendere la storia e le cause della definitiva affermazione della statualit\u00e0\nmoderna, farebbe bene a leggere questo libro.<\/p>\n\n\n\n<p>Guglielmo\nPiombini<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.libreriadelponte.com\">www.libreriadelponte.com<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-alter-italia\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"Ll2mIrbi0e\"><a href=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2020\/11\/09\/eric-zemmour-lo-conoscete\/\">Eric Zemmour lo conoscete?<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Eric Zemmour lo conoscete?&#8221; &#8212; Alter Italia\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2020\/11\/09\/eric-zemmour-lo-conoscete\/embed\/#?secret=Ll2mIrbi0e\" data-secret=\"Ll2mIrbi0e\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-alter-italia\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"6cxq8q3ptZ\"><a href=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2020\/08\/29\/la-francia-di-macron-2\/\">La Francia di Macron<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;La Francia di Macron&#8221; &#8212; Alter Italia\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2020\/08\/29\/la-francia-di-macron-2\/embed\/#?secret=6cxq8q3ptZ\" data-secret=\"6cxq8q3ptZ\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-alter-italia\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"ul4WVLTXnC\"><a href=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2020\/12\/06\/la-francia-di-macron-2-2\/\">La Francia di Macron \/2<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;La Francia di Macron \/2&#8221; &#8212; Alter Italia\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2020\/12\/06\/la-francia-di-macron-2-2\/embed\/#?secret=ul4WVLTXnC\" data-secret=\"ul4WVLTXnC\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-alter-italia\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"fqFTMEYkwz\"><a href=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2020\/12\/27\/parlate-il-francese\/\">Parlate il francese?<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Parlate il francese?&#8221; &#8212; Alter Italia\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2020\/12\/27\/parlate-il-francese\/embed\/#?secret=fqFTMEYkwz\" data-secret=\"fqFTMEYkwz\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-alter-italia\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"1HMpqSln0c\"><a href=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2021\/01\/16\/un-libro-sconvolgente\/\">Un libro sconvolgente<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Un libro sconvolgente&#8221; &#8212; Alter Italia\" src=\"https:\/\/www.alter-italia.com\/index.php\/2021\/01\/16\/un-libro-sconvolgente\/embed\/#?secret=1HMpqSln0c\" data-secret=\"1HMpqSln0c\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>) La rivoluzione francese del 1789 ) La Francia di Macron La Rivoluzione francese del 1789 Rivoluzione del 1789. La cerniera della modernit\u00e0 politica e sociale, il libro di Beniamino Di Martino &nbsp;\u00e8 una brillante analisi sul significato e sulle conseguenze di quell\u2019evento epocale che per gli storici segna l\u2019inizio dell\u2019era contemporanea. 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